Attualità
Agevolazioni fiscali ad hoc
per i mecenati della cultura
I risultati di una ricerca sulle erogazioni liberali evidenziano il ruolo chiave della normativa tributaria
Uffizi
Il Fisco aiuta chi aiuta l’arte e la cultura. Chi effettua, infatti, donazioni in favore di teatri, musei e altri enti operanti nel settore dei beni culturali e dello spettacolo, può beneficiare di determinate agevolazioni fiscali, diverse a seconda che si tratti di un privato cittadino o di un’impresa.
 
Lo stato dell’arte delle agevolazioni fiscali
I contribuenti persone fisiche possono fruire di una detrazione Irpef del 19% delle erogazioni liberali in denaro destinate a enti pubblici, fondazioni, associazioni senza scopo di lucro legalmente riconosciute, comitati organizzatori costituiti ad hoc con decreto del ministero per i Beni e le Attività culturali, che svolgono attività in campo artistico e culturale (studio, ricerca, documentazione, catalogazione, acquisto, manutenzione, protezione e restauro di beni culturali, organizzazione di mostre in Italia e all’estero, pubblicazioni, eccetera).
 
La stessa agevolazione (detrazione Irpef del 19%) è prevista per le donazioni in favore di enti e organismi che operano nel settore dello spettacolo. In questo caso, il contributo è deducibile per un importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato. Le somme, se non vengono utilizzate per le finalità previste (restauro e potenziamento delle strutture esistenti, produzione nei vari settori dello spettacolo) entro due anni dal loro ricevimento, sono introitate dallo Stato.
 
Le imprese, invece, posso dedurre integralmente dal proprio reddito i contributi destinati al settore artistico-culturale. In particolare, si tratta dei finanziamenti a enti che svolgono attività di studio, ricerca, documentazione finalizzate all’acquisto, la manutenzione, la protezione e il restauro di beni artistici. Le aziende italiane, inoltre, possono dedurre dal reddito d’impresa le somme destinate ai soggetti che operano nel settore dei beni culturali e dello spettacolo individuati dal decreto del Mibac del 3 ottobre 2002. In questo caso, hanno l’obbligo di comunicare, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello in cui è stata effettuata la donazione, sia al competente ministero sia all’agenzia delle Entrate, l’importo erogato, gli enti beneficiari e le proprie informazioni anagrafiche e fiscali.
Per le imprese, nel caso di erogazioni in denaro a favore di organismi che operano esclusivamente nel settore dello spettacolo, le somme donate sono deducibili nel limite del 2% del reddito d’impresa dichiarato.
 
Infine, sia le persone fisiche sia i soggetti Ires (società ed enti commerciali e non commerciali) possono dedurre dal reddito dichiarato, nel limite del 10% di quello complessivo e comunque non oltre i 70mila euro annui, l’importo delle erogazioni in denaro o natura erogate dal 15 maggio 2005 a fondazioni e associazioni impegnate nella tutela, promozione e valorizzazione dei beni di interesse
artistico, storico e paesaggistico.
 
Qual è il profilo del mecenate italiano?
Su questo tema verterà il convegno, organizzato dal ministero per i Beni e le Attività culturali e da Civita, “Donare si può. Gli Italiani e il mecenatismo culturale diffuso”, in programma, domani 3 dicembre, a Roma. All’interno dell’evento saranno presentati i risultati di una ricerca sulle erogazioni liberali in Italia, che cerca di capire le caratteristiche, le motivazioni e le richieste dei contribuenti che aiutano il mondo dell’arte e, più in generale, il settore no profit.
L’indagine, condotta su un campione di 1.000 persone di età tra i 25 e i 64 anni, delinea innanzitutto il profilo del mecenate tipo: donna e residente nel nord Italia. L’arte e la cultura attraggono risorse da parte del 5,6% del campione, dopo l’assistenza sociale e la ricerca medica ma prima dell’ambiente (5,1%).
Le imprese (73,5%) sono le più generose, seguite dagli enti non commerciali (26,3%) e dalle persone fisiche (0,2%).
La maggior parte delle persone intervistate, infine, sottolinea il ruolo cruciale che la normativa fiscale gioca nell’incentivare donazioni e contributi da parte di cittadini e aziende nei confronti del mondo no profit e, in particolare, di attività e istituzioni culturali.
Alessandra Gambadoro
pubblicato Mercoledì 2 Dicembre 2009

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