Venerdì 3 Febbraio 2012 - Aggiornato alle 18:20
Attualità
Conti europei anche per i piccoli.
Tutte le regole in un solo standard
Tutte le regole in un solo standard
I principi base dell'Ifrs for Sme, la cui consultazione pubblica avviata dalla CE terminerà il prossimo marzo
Lo Iasb lo ha pubblicato lo scorso luglio. La Commissione europea ne ha avviato una pubblica consultazione che terminerà il 12 marzo del 2010. La discussione intorno al principio contabile internazionale (Ifrs) per le small and medium-sized entities e al suo possibile futuro utilizzo in ambito europea va avanti. Lo standard muove dall'esigenza di rendere comparabili i bilanci delle piccole e medie imprese di diversi Paesi (21 milioni nell'Ue è il conto delle società con meno di 50 dipendenti), con un occhio di riguardo ai capital providers, specie stranieri, che pochi strumenti hanno, con le attuali e diversificate regole contabili, per prendere coscienza del reale stato di salute delle compagini finanziate.
Confrontando l'Ifrs for Sme con gli Ias/Ifrs "per grandi" emerge subito una minore complessità del primo. Minore complessità data dall'omissione di fattispecie non rilevanti, dall'eliminazione di opzioni di contabilizzazioni più laboriose e da più agevoli criteri di iscrizione e misurazione (dall'ammortamento ammesso per l'avviamento, alla scelta di "spesare" tutti i costi di ricerca e sviluppo e gli oneri finanziari, passando per una più agevole classificazione delle attività finanziarie).
Punto di partenza per illustrare, seppur in maniera - forzatamente - non approfondita, lo standard, sono le varie poste di bilancio, a cominciare da quelle "più in alto" nell'attivo dello stato patrimoniale italiano: le immobilizzazioni materiali.
Investimenti immobiliari
Come avviene nell'ambito dei full Ias/Ifrs, viene fatta una distinzione, nell'ambito degli immobili (terreni, fabbricati o parte di essi), fra quelli posseduti per essere utilizzati nella produzione, nella fornitura di beni o servizi o per scopi amministrativi (Ias 16) e gli immobili posseduti (a titolo di proprietà o come locatari nell'ambito di un leasing finanziario) al fine di percepire canoni di locazione, per l'apprezzamento del capitale investito, o per entrambi i motivi (Ias 40 - Investimenti immobiliari).
Gli investimenti immobiliari vanno iscritti inizialmente al costo. Successivamente, la naturale regola di valutazione è quella del fair value a conto economico. Nel caso tale valore fosse non disponibile (ovvero non ottenibile - letteralmente tradotto - senza costi non dovuti o sforzi), il trattamento contabile coinciderà con quello delle immobilizzazioni materiali (costo meno ammortamenti e svalutazioni per perdite di valore - impairment losses).
Da notare che, al contrario di quanto previsto nello Ias 40, non è concessa la possibilità di scegliere fra fair value model e modello del costo; modello che si attiva solo, come visto, nel caso di indisponibilità del valore equo.
Si ricorda che i principi contabili nazionali non riconoscono come categoria autonoma quella degli investimenti immobiliari. Tuttavia i fabbricati civili rappresentanti un'altra forma di investimento "possono" non essere ammortizzati.
Immobili, impianti e macchinari
La denominazione utilizzata nella sezione 17 dell'Ifrs for Sme è la stessa utilizzata nello Ias 16 (Immobili, impianti e macchinari), con il quale ha tanti punti di contatto (a partire dalla riproposizione anche nella versione light del component approach, per cui ciascuna parte di un'immobilizzazione materiale con vita utile differente rispetto al bene unitario va rilevata e ammortizzata separatamente).
Non fosse per la non previsione del Revaluation model, opzione concessa dallo Ias 16 e che si traduce nella possibilità di valutare le immobilizzazioni materiali (per meglio dire, le classi di immobilizzazioni materiali e non i singoli cespiti), il cui fair value può essere stimato attendibilmente, proprio al valore equo, al netto di ammortamenti e perdite per riduzione di valore (con le rivalutazioni iscritte in una riserva di patrimonio netto).
Lo standard per le "piccole e medie imprese" impone, infatti, una sola strada: il modello del costo (costo al netto di ammortamenti e svalutazioni per perdite di valore).
Gli oneri finanziari
Per concludere questo primo intervento è opportuno ribadire un principio, accennato all'inizio, di portata generale: gli oneri finanziari costituiscono costi d'esercizio da rilevare a conto economico. Tradotto, nessuna possibilità di capitalizzazione.
Si ricorda in proposito che, relativamente agli Ias adopter, dallo scorso dicembre, con la rivisitazione dello Ias 23, è stata eliminata l'opzione di "non capitalizzazione", con l'obbligo che ora sussiste (e non più con la possibilità) di includere nel costo del bene gli oneri finanziari direttamente imputabili alla sua acquisizione, costruzione o produzione (cioè, quelli che non sarebbero stati sostenuti se non fosse stata sostenuta la spesa per tale bene).
Alfonso Lucarelli
pubblicato Venerdì 11 Dicembre 2009
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