Lunedì 21 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:03
Attualità
Emirati Arabi, meta preferita dei manager
Nel panorama mondiale lo Stato della penisola arabica guadagna il primo posto tra i Paesi più attraenti sotto il profilo tributario
È quanto emerge dal "Global personal taxation comparison survey", uno studio della filiale anglosassone della Mercer, nota società di consulenza, realizzato per aiutare le compagnie di respiro internazionale a garantire ai propri manager sparsi per il mondo salari competitivi. Emirati Arabi, Hong Kong e la Russia conquistano il podio delle nazioni più generose con i loro contribuenti mentre Belgio, Danimarca e Ungheria sono i Paesi meno attrattivi per quanto riguarda la tassazione delle persone fisiche con redditi medio-alti. È questo quanto emerge dal "Global personal taxation comparison survey", uno studio della filiale anglosassone della Mercer, nota società di consulenza, pensato per aiutare le compagnie di respiro internazionale a garantire ai propri manager sparsi per il mondo salari competitivi, tenendo conto dei differenti sistemi di imposizione sul reddito delle persone fisiche in 32 diversi Paesi.
I valori di riferimento
Lo studio non tiene conto delle diverse fasce di reddito ma prende come valore di riferimento lo stipendio di un manager di medio livello, una cifra che si aggira intorno ai 91mila dollari americani, circa 61mila euro, facendo distinzioni tra dirigenti single e con famiglia e prendendo in considerazione nel calcolo dell’aliquota anche i contributi previdenziali e assistenziali.
Grafico

Fonte: Mercer
Paese che vai fisco che trovi
Nel panorama mondiale gli Emirati Arabi Uniti costituiscono un caso unico, guadagnano infatti il primo posto tra i Paesi più attraenti dal punto fiscale con una imposizione pari a zero, infatti nessuna tassa sul reddito è prevista e l’unico balzello riguarda i contributi previdenziali e assistenziali che incidono per il 5 per cento sul reddito lordo. Sicuramente meno fortunati i manager che hanno a che fare con l’Amministrazione fiscale belga che pretende da loro tra tasse e contributi il 50,5 per cento del loro stipendio se sono single, il 45,3 se sono sposati ma senza figli e il 40,4 con più di due figli.
La situazione in Asia
Tra i due estremi si posizionano tutti gli altri 30 Paesi, con situazioni decisamente vantaggiose in Asia, dove il Paese più competitivo è Hong Kong (separato fiscalmente dalla Cina), con un’imposizione del 14,2 per cento e quello relativamente più pretenzioso è l’India con una percentuale del 29,1, aliquote che nel primo caso scendono ulteriormente se si è sposati o con figli.
Il caso dell'Europa
L’Europa invece agli occhi delle multinazionali non sembra così appetibile infatti, escludendo la Russia, terra di confine che si attesta con la sua flat tax al 13 per cento, tutti gli altri Stati presi in considerazione dalla ricerca presentano una pressione fiscale tra il 30 e il 50 per cento, ad eccezione della Gran Bretagna che, come gli Stati Uniti, pretende dal ceto medio-alto il 29,4 per cento del reddito lordo. L’Italia tra i Paesi europei si posiziona nel mezzo, i manager che lavorano nel Belpaese infatti sono soggetti, contributi compresi, a una imposizione del 40,3 per cento, che scende fino al 38,6 se si hanno due o più figli. Più tartassati di certo i dirigenti che lavorano in Germania, Ungheria, Danimarca e Belgio e più contenti quelli di Irlanda, Spagna e Svizzera.
I valori di riferimento
Lo studio non tiene conto delle diverse fasce di reddito ma prende come valore di riferimento lo stipendio di un manager di medio livello, una cifra che si aggira intorno ai 91mila dollari americani, circa 61mila euro, facendo distinzioni tra dirigenti single e con famiglia e prendendo in considerazione nel calcolo dell’aliquota anche i contributi previdenziali e assistenziali.
Grafico

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Valeria Ibello
pubblicato Sabato 24 Novembre 2007
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