Attualità
Ex pilota automobilistico condannato a pagare 8 milioni di euro
I giudici: "in Italia la sede principale dei suoi affari e interessi"
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Guai fiscali per un ex campione dell'automobilismo che dovrà pagare al Fisco 3,8 milioni di euro di imposte e contributi non versati, più 4,2 milioni tra interessi e sanzioni. Secondo i giudici tributari, lo sportivo, da anni residente nel Principato di Monaco, è in realtà fiscalmente domiciliato in Italia e di conseguenza tenuto a pagare le imposte nel nostro Paese. Gli accertamenti, scaturiti da una complessa indagine della Guardia di finanza e portati avanti dall'agenzia delle Entrate, riguardano gli anni 1996-2002, quando il pilota correva, con grandi sponsor, sui più importanti circuiti del mondo.

Oltre 422mila euro non versati nel '96, 91mila nel '97, 543mila nel '98. Ma le cifre più consistenti riguardano i due anni successivi: solo per il 1999, il debito ammonta a 898mila euro, cui si aggiungono oltre 1 milione di euro per il 2000 e 820mila per il 2001. Una cifra da capogiro - oltre 8 milioni di euro compresi interessi e sanzioni - che sarà recuperata all'Erario grazie alle numerose prove fornite dall'ufficio dell'agenzia delle Entrate e accolte dalla Ctp di Reggio Emilia.

In particolare, i giudici hanno ritenuto provato che il campione avesse conservato nel corso degli anni il domicilio fiscale in Italia, avendo coltivato nel Belpaese affari e interessi, sia personali che economici. La sua famiglia, tanto per cominciare, non si era mai spostata da Reggio Emilia. Né si era mai spostato dalla stessa città il centro dei suoi rapporti sociali e affettivi. Nel capoluogo emiliano, l'ex pilota era socio di circoli sportivi e abbonato al locale campionato di basket. Iscritto al Servizio sanitario nazionale, nel 1994 aveva anche scelto un nuovo medico di base.

Non meno radicati i suoi interessi economici: proprietario di quote di varie aziende, immancabile ai consigli di amministrazione di una società che presiedeva, attivo nella gestione di alcune altre, per conto delle quali svolgeva trattative e operava sui conti correnti. Infine, come hanno dimostrato i funzionari dell'Agenzia, l'ex pilota pagava in prima persona acconti per l'acquisto di immobili che poi venivano intestati a società terze, a lui riconducibili, con sede in Irlanda o nell'isola di Man, dove vige un regime fiscale particolarmente favorevole.

Nessuna delle giustificazioni, peraltro deboli e generiche, ha convinto i giudici che, prima di risolvere nel merito la controversia, hanno dovuto anche analizzare alcune questioni pregiudiziali, tra cui una particolarmente interessante. L'ex pilota aveva presentato, nel gennaio 2004, un'unica dichiarazione dei redditi per il 2002 - con un imponibile di mille euro - e, a marzo dello stesso anno, una dichiarazione integrativa con definizione automatica, ritenendo di poter in questo modo approfittare della legislazione sul condono. Secondo la Ctp, invece, per potersi avvalere della definizione occorreva che fosse stata presentata almeno una dichiarazione dei redditi relativamente ai periodi interessati dal condono, l'ultima delle quali non oltre il 31 ottobre 2003, come espressamente previsto dalle norme. Ciò per evitare che gli evasori totali potessero condonare a pochissimo prezzo tutte le annualità omesse, grazie alla presentazione di una sola dichiarazione di comodo.


 
Elio Vinci
pubblicato Lunedì 7 Aprile 2008

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