Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato alle 18:02
Analisi e commenti
Fisco ad arte per chi investe in cultura
Ma le piccole aziende di rado colgono l'opportunità per immagine e benefici fiscali
Dai grandi benefattori ai grandi beneficiari. E' la strada larga del "mecenatismo culturale" in Italia, i big dell'impresa da una parte, i big della cultura dall'altra. L'appeal delle agevolazioni fiscali, che nel 2006 hanno fruttato agli enti impegnati nella cultura e nello spettacolo più di 30 milioni di euro, difficilmente fa presa sulle piccole e medie imprese. Troppo complicati gli iter? O solo una questione di informazione?
Cosa prevede la norma
Consentono la deducibilità totale dal reddito d'impresa le erogazioni liberali per attività culturali e artistiche effettuate a favore dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro e quelle destinate a soggetti che operano nei settori dei beni culturali e dello spettacolo per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali.
Deducibilità limitata a un importo non superiore al 2% del reddito d'impresa, invece, per le erogazioni effettuate per la realizzazione, il restauro o il potenziamento di strutture (nonché per la produzione nei vari settori dello spettacolo) in favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.
Quanto ai beneficiari, essi sono tenuti a riversare all'erario, in maniera proporzionale, una quota parte delle somme ricevute, nella misura del 37% dell'eccedenza, solo nel caso in cui venga superato un tetto massimo fissato annualmente, compatibile con il bilancio dello Stato. Nel 2006 era di oltre 139 milioni, ma il monte erogazioni, per quanto significativo, ha superato di poco i 30. Come anche negli anni precedenti, dunque, l'opportunità è stata sfruttata solo per una parte: né l'occhiolino del Fisco né il ritorno di immagine che si ricava dal sostegno a iniziative culturali sono riusciti a convincere le imprese italiane, se si prescinde dai "soliti, grandi, noti" (tra gli altri, Enel spa, Pirelli spa, Bnl, Aem spa). Allo stesso modo i beneficiari sono rimasti potenziali: ad eccezione dei grandi enti lirici (Teatro alla Scala, La Fenice, Fondazione accademia nazionale di santa Cecilia) e di poche altre realtà, infatti, gli altri, i piccoli soprattutto, hanno dovuto contare sulle loro, spesso esigue, risorse.
(Grafico tratto dalla circolare del ministero per i Beni e le Attività culturali n. 117 del 25/05/2007)
Come potrebbe essere migliorata
Se lo è chiesto Antonino Gentile, direttore della direzione provinciale Trento dell'agenzia delle Entrate, nel corso del convegno "Economia, gestione e fiscalità dei musei" tenutosi, con il patrocinio del consiglio nazionale dei Dottori commercialisti, presso il Museo di arte moderna e contemporanea (Mart) di Trento e Rovereto lo scorso 5 ottobre. Nel corso del suo intervento, dal titolo "Investire in cultura", Gentile ha spiegato che gli investimenti nel settore sono contenuti per almeno due ordini di ragioni: "da una parte le criticità esistenti nell'attuale quadro normativo, che si fondono con l'esigenza di un più organico sistema di defiscalizzazione; dall'altra gli aspetti organizzativi e gestionali", che fanno pendant con iter lunghi e adempimenti spesso complicati.
"Il punto di ingombro che costituisce un significativo rischio all'integrità dell'investimento e, quindi, all'iniziativa stessa - ha commentato Gentile - è dato dal vincolo del riversamento del 37% da parte del soggetto beneficiario, ove si superi, a livello nazionale, la somma complessiva fissata come compatibile con gli equilibri del bilancio dello Stato. Senza contare - ha notato il direttore - che l'aliquota è rimasta quella della vecchia Irpeg. Dovrebbe, quantomeno, essere adeguata all'aliquota Ires attualmente in vigore, del 33 per cento".
Quanto poi agli aspetti organizzativi, Gentile ha spiegato che se "domanda e offerta" di finanziamento non si incontrano è perché non esiste un luogo in cui condividere progetti e risorse. "E' dunque auspicabile - ha concluso il direttore - una maggiore sinergia tra enti culturali, agenzia delle Entrate, ordini professionali e assessorati provinciali e regionali alla Cultura, dove potrebbero nascere degli sportelli ad hoc per la consulenza alle aziende, con un occhio di riguardo per le realtà piccole e medie, cui potrebbero essere proposti degli investimenti 'su misura': confezionati, cioè, sulle loro reali opportunità di spesa".
L'idea della direzione provinciale Trento
In attesa che l'iniziativa, che ha subito suscitato interesse da parte del ministero per i Beni e le Attività culturali, si concretizzi, la dp Trento si appresta a inaugurare "ArtEntrate", una sezione all'interno del sito regionale dedicata a chi vuole saperne di più su erogazioni liberali e Fisco. Navigando al suo interno, imprese e enti potranno conoscere le agevolazioni fiscali per chi investe in cultura, consultare le norme su adempimenti e requisiti, tenersi aggiornati con la prassi più attuale.
Cosa prevede la norma
Consentono la deducibilità totale dal reddito d'impresa le erogazioni liberali per attività culturali e artistiche effettuate a favore dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro e quelle destinate a soggetti che operano nei settori dei beni culturali e dello spettacolo per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali.
Deducibilità limitata a un importo non superiore al 2% del reddito d'impresa, invece, per le erogazioni effettuate per la realizzazione, il restauro o il potenziamento di strutture (nonché per la produzione nei vari settori dello spettacolo) in favore di enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni legalmente riconosciute che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo.
Quanto ai beneficiari, essi sono tenuti a riversare all'erario, in maniera proporzionale, una quota parte delle somme ricevute, nella misura del 37% dell'eccedenza, solo nel caso in cui venga superato un tetto massimo fissato annualmente, compatibile con il bilancio dello Stato. Nel 2006 era di oltre 139 milioni, ma il monte erogazioni, per quanto significativo, ha superato di poco i 30. Come anche negli anni precedenti, dunque, l'opportunità è stata sfruttata solo per una parte: né l'occhiolino del Fisco né il ritorno di immagine che si ricava dal sostegno a iniziative culturali sono riusciti a convincere le imprese italiane, se si prescinde dai "soliti, grandi, noti" (tra gli altri, Enel spa, Pirelli spa, Bnl, Aem spa). Allo stesso modo i beneficiari sono rimasti potenziali: ad eccezione dei grandi enti lirici (Teatro alla Scala, La Fenice, Fondazione accademia nazionale di santa Cecilia) e di poche altre realtà, infatti, gli altri, i piccoli soprattutto, hanno dovuto contare sulle loro, spesso esigue, risorse.

Come potrebbe essere migliorata
Se lo è chiesto Antonino Gentile, direttore della direzione provinciale Trento dell'agenzia delle Entrate, nel corso del convegno "Economia, gestione e fiscalità dei musei" tenutosi, con il patrocinio del consiglio nazionale dei Dottori commercialisti, presso il Museo di arte moderna e contemporanea (Mart) di Trento e Rovereto lo scorso 5 ottobre. Nel corso del suo intervento, dal titolo "Investire in cultura", Gentile ha spiegato che gli investimenti nel settore sono contenuti per almeno due ordini di ragioni: "da una parte le criticità esistenti nell'attuale quadro normativo, che si fondono con l'esigenza di un più organico sistema di defiscalizzazione; dall'altra gli aspetti organizzativi e gestionali", che fanno pendant con iter lunghi e adempimenti spesso complicati.
"Il punto di ingombro che costituisce un significativo rischio all'integrità dell'investimento e, quindi, all'iniziativa stessa - ha commentato Gentile - è dato dal vincolo del riversamento del 37% da parte del soggetto beneficiario, ove si superi, a livello nazionale, la somma complessiva fissata come compatibile con gli equilibri del bilancio dello Stato. Senza contare - ha notato il direttore - che l'aliquota è rimasta quella della vecchia Irpeg. Dovrebbe, quantomeno, essere adeguata all'aliquota Ires attualmente in vigore, del 33 per cento".
Quanto poi agli aspetti organizzativi, Gentile ha spiegato che se "domanda e offerta" di finanziamento non si incontrano è perché non esiste un luogo in cui condividere progetti e risorse. "E' dunque auspicabile - ha concluso il direttore - una maggiore sinergia tra enti culturali, agenzia delle Entrate, ordini professionali e assessorati provinciali e regionali alla Cultura, dove potrebbero nascere degli sportelli ad hoc per la consulenza alle aziende, con un occhio di riguardo per le realtà piccole e medie, cui potrebbero essere proposti degli investimenti 'su misura': confezionati, cioè, sulle loro reali opportunità di spesa".
L'idea della direzione provinciale Trento
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Chiara Ciranda
pubblicato Martedì 23 Ottobre 2007
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