Attualità
La Manovra chiede al Fisco 9 mld.
Befera: un obiettivo raggiungibile
Nel corso di un’audizione in Senato il direttore delle Entrate spiega come, sulla scorta di quanto già fatto
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha rappresentato alla 6^ Commissione permanente del Senato (Finanze e Tesoro) quali sono le linee guida ispiratrici dell’azione cui l’Amministrazione finanziaria è chiamata a concorrere per l’attuazione della manovra correttiva messa in atto dal Governo.
Le misure di contrasto all’evasione prevedono un impegno del Fisco per oltre 9 miliardi di euro che rappresentano “una grande sfida che l’Amministrazione finanziaria si impegna a vincere” proseguendo un percorso già intrapreso negli ultimi due anni, nei quali sono stati effettivamente riscossi quasi 15,5 miliardi di euro, con un inizio 2010 segnato da ulteriori incrementi. Un risultato conquistato grazie allo sforzo congiunto delle politiche messe in atto per combattere l’evasione e degli interventi ad hoc dell’Amministrazione finanziaria.
 
Entrando nel dettaglio, Befera ha esposto ai senatori come l’Agenzia si appresta a potenziare ulteriormente la propria azione nella lotta all’evasione in modo sempre più selettivo e mirato nell’intento di far emergere le situazioni a maggior rischio di evasione, nel fermo convincimento che tale azione si rivela efficace quando sia non solo repressiva, ma anche dissuasiva.
 
Nuovo redditometro
Profonde innovazioni vengono apportate allo strumento dell’accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche. A fianco alla determinazione del reddito che avviene attraverso la presunzione che le spese effettuate durante il periodo d’imposta preso in esame siano state sostenute con redditi posseduti nello stesso periodo, viene potenziato e raffinato lo strumento del redditometro. A tutela del contribuente è introdotta la “clausola di garanzia” che prevede la possibilità di effettuare la determinazione sintetica solo quando lo scostamento tra reddito presunto e quello dichiarato sia almeno del 20%.
 
Lotta alle imprese “apri e chiudi” e in perdita sistematica
Le aziende che cessano la propria attività entro un anno dal loro avvio diventano sorvegliate speciali di Agenzia delle Entrate, Guardia di finanza e Inps, per evitare potenziali coperture di fenomeni di evasione e frode fiscale e contributiva. Nel mirino non finiranno giovani imprenditori che magari hanno sbagliato investimento o mercato.
Attività di vigilanza specifica anche sulle imprese che si dichiarano in perdita per più di un periodo d’imposta.
Sotto osservazione, infine, i contribuenti non sottoposti a studi di settore né al tutoraggio delle grandi imprese, verso cui Agenzia delle Entrate e Guardia di finanza pianificheranno una serie di controlli annuali basati sull’analisi di rischio a livello locale.
 
Sulla strada del federalismo fiscale
In questo contesto si inserisce l’apporto dei Comuni alla lotta all’evasione fiscale e contributiva che, grazie alle norme contenute nella Manovra anticrisi, diventano protagonisti diretti, attraverso la costituzione, negli enti locali che hanno una dimensione di oltre 5mila abitanti, del Consiglio tributario che ha il compito di segnalare alle Entrate, alla Guardia di finanza e all’Inps tutti quegli elementi utili a far emergere un maggior reddito imponibile sia sul fronte fiscale che contributivo. Nell’attuazione del federalismo fiscale si inserisce l’innalzamento della percentuale, dal 30 al 33, della quota spettante agli enti locali sulle maggiori somme riscosse e la possibilità per alcune regioni del sud Italia di modificare le aliquote Irap, fino ad arrivare all’azzeramento.
 
Antiriciclaggio in prima linea
Il numero uno delle Entrate ha illustrato anche le misure introdotte per contrare i fenomeni legati al riciclaggio e alle frodi fiscali.
L’introduzione del divieto di utilizzare il contante per pagamenti superiori a 5.000 euro, che consente ai cittadini di effettuare in denaro tutte le operazioni di acquisto quotidiane e nel contempo lascia una indelebile traccia dei pagamenti più consistenti.
Per contrastare in particolare le “frodi carosello” e le false fatturazioni, è previsto l’obbligo di comunicare telematicamente all’Agenzia le cessioni di beni e le prestazioni di servizi per importi superiori a 3.000 euro, escludendo dall’obbligo milioni di contribuenti di minori dimensioni e concentrando l’attività di controllo sui soggetti che effettuano operazioni più rilevanti.
 
Emersione del “nero”
Con l’obiettivo di utilizzare in ottica antievasiva il contrasto di interessi tra chi fornisce e chi usufruisce di prestazioni di servizi o cessioni di beni, è stata prevista una ritenuta del 10% a titolo di acconto sui bonifici disposti da coloro che sostengono spese per le quali spettano le detrazioni in dichiarazione dei redditi (per esempio, le ristrutturazioni edilizie che danno diritto alla detrazione del 36% delle spese sostenute).
 
Parola chiave: accelerazione
Nell’ambito della riscossione gli avvisi di accertamento e il relativo provvedimento di irrogazione delle sanzioni, notificati dal 1° luglio 2011, diventeranno titolo esecutivo nel momento stesso della notifica al contribuente. Questo permetterà di accelerare la tempistica della riscossione: Equitalia, sulla base del titolo esecutivo e senza la preventiva notifica della cartella di pagamento, potrà agire come previsto dalle norme in materia.
Viene incentivata l’accelerazione della trattazione delle cause pendenti tra i cittadini e il Fisco attraverso l’introduzione del termine massimo di 150 giorni di sospensione concessa dal giudice tributario che nel provvedimento di sospensione deve fissare la data della ripresa della causa entro i successivi 30 giorni.
 
Compensazioni sotto la lente d’ingrandimento
Dal 1° gennaio 2011 i contribuenti che sono in debito con l’Erario non potranno più utilizzare in compensazione crediti relativi alle imposte erariali in presenza di un debito relativo a somme iscritte a ruolo a titolo definitivo. La norma in questo modo blocca la possibilità di effettuare compensazioni immediate a coloro che risultano debitori nei confronti dello Stato di importi che si ostinano a non pagare.
 
Novità sul fronte internazionale
I contribuenti che vogliono realizzare operazioni intracomunitarie devono richiedere l’autorizzazione agli uffici delle Entrate, come previsto dalla normativa europea; chi apre la partita Iva deve contestualmente comunicare l’intenzione di effettuare attività intraUe.
Vengono introdotte nuove regole sulla documentazione dei prezzi di trasferimento. A breve un apposito provvedimento direttoriale detterà, in aderenza alle norme comunitarie e a quelle dell’Ocse, le nuove disposizioni in materia.
Inoltre le imprese residenti in uno stato Ue che iniziano a svolgere attività economica in Italia potranno optare per l’applicazione delle regole fiscali di uno dei Paesi membri.
Lilia Chini
Alessandra Gambadoro
pubblicato Giovedì 10 Giugno 2010

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