Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 9:33
Attualità
In luce una maxi frode carosello:
l’evasione è pari a 11 mln di euro
l’evasione è pari a 11 mln di euro
È la più classica delle truffe Iva, ma nonostante ciò la sofisticata trama ancora affascina chi ama barare
Undici milioni di euro di imposte evase. È quanto scoperto nel corso di un controllo realizzato dagli 007 della struttura Antifrode della direzione regionale dell’Agenzia delle Entrate della Campania.
Ricostruzione della frode
Dall’esame dei rapporti commerciali è emerso quindi, uno schema frodatorio che vede la presenza di un fornitore europeo (A) che vende a una società italiana (B), la quale, a sua volta, vende i prodotti a un’altra società nazionale (C) (società filtro), che rivende al venditore finale (D).
I soggetti autori della frode sono stati segnalati all’autorità giudiziaria competente per i correlati risvolti penali della vicenda.
Dal controllo parallelo su società operanti nel settore del commercio di computer e software è emerso un articolato sistema di frode, realizzato mediante l’utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, al fine di sottrarsi agli obblighi fiscali relativi all’Iva e alle imposte dirette.
Ricostruzione della frode
Lo schema realizzato è quello classico e sofisticato delle “frodi carosello” al quale le società controllate hanno partecipato in qualità di “società filtro - missing trader” e società “beneficiaria”.
Nel caso specifico, le cartiere acquistavano la merce dal fornitore comunitario e la rivendevano alla società filtro, che si presentava con una sede non operativa, priva di insegne e senza la presenza di personale addetto né di mezzi adatti al trasporto del materiale informatico commercializzato.
La stessa, dunque, rappresentava un centro di imputazione meramente formale del rapporto giurdico per la creazione di un ulteriore passaggio contabile volto a ostacolare la ricostruzione delle reali transazioni commerciali intervenute in violazione della legge.
Il missing trader, infine, rivendeva alla beneficiaria, ultimo step prima della commercializzazione al dettaglio dei prodotti.
Quest’ultima, organizzatore e principale beneficiario del disegno fraudolento, acquistava la merce applicando la relativa Iva, senza utilizzare il plafond disponibile, operando, quindi, al di fuori di qualsiasi logica economico-finanziaria, con l’unico scopo di generare un credito relativo all’Iva mai versata dai soggetti della catena commerciale.
Dall’esame dei rapporti commerciali è emerso quindi, uno schema frodatorio che vede la presenza di un fornitore europeo (A) che vende a una società italiana (B), la quale, a sua volta, vende i prodotti a un’altra società nazionale (C) (società filtro), che rivende al venditore finale (D).
Considerato che la cessione della società straniera al soggetto (B) non sconta l’Iva, in quanto cessione intracomunitaria e considerato che quest’ultimo, quando vende al missing trader, non versa l’Iva a debito sulle cessioni effettuate, l’operazione realizzata tramite la nazionalizzazione di acquisti intracomunitari e l’utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti emesse dalle società negli scambi commerciali, risulta vantaggiosa per tutti i partecipanti, in quanto consente loro di evadere le imposte e di immettere sul mercato prodotti a prezzi competitivi, realizzando una concorrenza sleale a danno dell’erario e degli altri imprenditori.
I soggetti autori della frode sono stati segnalati all’autorità giudiziaria competente per i correlati risvolti penali della vicenda.
Elvira Cautiero
pubblicato Giovedì 30 Dicembre 2010
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