Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 9:33
Attualità
Nel Regno Unito il Fisco prende il volo ma le tasse piovono a terra
Dal 1° febbraio è in vigore l’Air Passenger Duty (Apd) che si applica sul biglietto del passeggero e varia in funzione della tratta percorsa
Per i voli diretti in Europa il listino della tassa speciale, che si scarica direttamente sul biglietto, significa un minimo di 15 euro in più per i transiti in economy class che diventano 30 nel caso in cui si decidesse di optare per la business class. A partire dallo scorso 1° febbraio, l’Air Passenger Duty (Apd), una tassa specifica che si applica sul biglietto del singolo passeggero britannico e che varia in relazione a voli su lunghe o brevi distanze, oppure, in riferimento alla specifica classe – standard o business - scelta dal viaggiatore, ha visto decollare il suo peso in relazione al costo del biglietto raggiungendo una taglia da primato che, almeno fino al 2000, sembrava difficilmente sostenibile da parte dell’intero settore turistico nazionale. In realtà, in base alle recenti novità in tema di maggiori tasse e imposte destinate alla tutela dell’ambiente, già a dicembre del 2006 il ministro del Tesoro britannico, Gordon Brown, aveva preannunciato un significativo incremento nel peso fiscale dell’Apd.
I numeri del Fisco con le ali
In pratica, per i voli diretti in Europa il listino della tassa speciale che si scarica direttamente sul biglietto esibisce ora un minimo di 15 euro per i transiti in economy class che diventano 30 qualora si optasse per la business class. Ancor più evidente l’aumento che, sempre a partire dallo scorso febbraio, è ora applicato sulle rotte extra-europee nelle quali l’associazione dell’Air Passenger Duty al costo ordinario del ticket può comportare un balzo in avanti di 60 euro o di 120 euro, a seconda che si tratti di un viaggio in economy o business class, nel volume complessivo della spesa. In pratica, considerando una famiglia di 4 persone che scelgono di salire su di un aeroplano per visitare Roma, l’applicazione dell’Apd comporterebbe 60 o 120 euro di maggior esborso, a seconda della classe scelta per effettuare il volo, ma qualora la famiglia londinese volesse osservare da vicino la Statua della Libertà piuttosto che il Colosseo, allora il sovrapprezzo varierebbe ben oltre la soglia dei 200 euro.
Gettito delle imposte specifiche sui voli introdotte a partire dal 1994. Raffronto tra il valore complessivo e quello relativo all’ultimo biennio
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
Fonte: FTO
In particolare, osservando il contributo finanziario che la tassa sui voli, a partire dalla sua istituzione nel 1994, ha garantito alle casse dell’erario di Londra ben si comprende l’attenzione che politici, economisti e operatori dell’industria del turismo sembrano propensi a riservarle. Infatti mentre il gettito complessivo, nel corso degli anni, è stato di circa 18 miliardi di euro, l’andamento registrato nel biennio passato ha contabilizzato la cifra di 3 miliardi di euro, segnando un deciso tasso d’incremento, almeno su base annua e probabilmente legato a periodici e piuttosto rituali innalzamenti che hanno avuto per oggetto l’Air Passenger Duty.
Pro e contro l’Apd
Naturalmente, il tema dell’Apd non è affatto destinato a restare in una sorta di limbo neutrale. Infatti, recentemente la Federation of Tour Operators (Fto), l’Associazione di categoria che raccoglie gli operatori britannici attivi nel settore viaggi e vacanze, è scesa in campo chiedendone esplicitamente l’abolizione e la restituzione, almeno rispetto alle somme raccolte a partire dal 2004. A questo fine ha perfino avviato un’azione legale, dando il via a un vero e proprio duello sotto il profilo normativo con il ministero del Tesoro di Sua Maestà. Gli argomenti sostenuti dall’ Fto sono essenzialmente due. Il primo riguarda l’illegittimità di una tassa che, sempre secondo gli esperti dell’Fto, perde il suo fondamento giuridico ponendosi in aperta antitesi con quanto previsto dalla Convenzione di Chicago del 1944, che regola l’intero sistema dei voli civili internazionali, sottoscritta anche dalla Gran Bretagna e incorporata nel 2004 all’interno della normativa europea. In pratica, il principio in discussione consiste nel fatto che nessuna maggiore imposizione, da parte di un Paese sottoscrittore, potrebbe essere applicata semplicemente in relazione alla disponibilità dello spazio di sorvolo. Infatti, ogni nuovo dazio, o imposta, deve essere trovare una correlazione con nuovi servizi reali, concreti e strutturali che vengono offerti dal singolo Stato e di cui gli aeromobili beneficiano. È su questo punto che l’Fto sostiene invece che l’Apd non presuppone nessuna controparte in termini di servizi, tanto che il contributo annuale viene assorbito indistintamente nei volumi generali delle entrate fiscali senza essere reindirizzato su capitoli speciali di spesa.
I nodi del contendere
Ma la questione reale è originata dai tempi imposti alla novità fiscale dal Ministro che, a differenza dei rialzi decisi in passato, ha fissato un’agenda per gli aumenti di sole sette settimane. In questo modo, gli operatori del settore si sono trovati sulla loro bolletta aumenti non programmati di circa 70 milioni di euro determinati dai 4 milioni di voli già prenotati, e dalle vacanze già allestite, per periodi che oltrepassavano la giornata fatidica del 1° febbraio, l’AirTax-Day, in coincidenza del quale forti aumenti sarebbero entrati in vigore. A questo punto, non potendo scaricare sui clienti l’aumento dei biglietti, migliaia di tour operator hanno deciso di aprire la contesa con il ministero del Tesoro, un duello di tasse piuttosto che di cappa e spada.
I pro, ovvero, maggiori tasse a difesa dell’ambiente…eppur si muove
Naturalmente, sul versante opposto i tecnici e i responsabili dell’economia di Londra considerano l’aumento dell’Apd un fattore chiave nonché positivo della nuova politica economica disegnata dal ministro Brown. Considerata la necessità di porre un freno all’emergenza ambientale, per molti in Gran Bretagna iniziare dall’industria dei voli non sembra affatto irrealistico. Infatti, a scendere in campo sono stati gli operatori del settore, non gli utenti, i viaggiatori o le famiglie che vedranno effettivamente e direttamente aumentare i costi dei loro viaggi che, quindi, peseranno maggiormente sulle loro tasche e sui loro bilanci personali. In realtà, la crociata verde intrapresa da Londra nel corso degli ultimi mesi, non sembra toccare in maniera incisiva l’industria aerea. Infatti il Fisco agirà sul biglietto individuale, senza curarsi se il velivolo su cui salirà il passeggero appartiene a una compagnia sensibile al tema dell’inquinamento e che, quindi, cerca di dotare i suoi aerei delle più moderne e sofisticate apparecchiature per contenerne l’impatto sull’ambiente, oppure se l’aereo che attende il viaggiatore è completamente sprovvisto anche degli accorgimenti più elementari per salvaguardare i cieli che il vettore attraversa. È per questa ragione che, probabilmente a medio termine, l’Air Passenger Duty sarà rivisitato nel suo dispositivo normativo, per renderlo più compatibile con il suo indirizzo fondativo, ovvero, stimolare maggior rispetto e attenzione dell’ambiente in cui si muovono parte degli operatori e dei soggetti che frequentano con assiduità le autostrade volanti.
Per i voli diretti in Europa il listino della tassa speciale, che si scarica direttamente sul biglietto, significa un minimo di 15 euro in più per i transiti in economy class che diventano 30 nel caso in cui si decidesse di optare per la business class. A partire dallo scorso 1° febbraio, l’Air Passenger Duty (Apd), una tassa specifica che si applica sul biglietto del singolo passeggero britannico e che varia in relazione a voli su lunghe o brevi distanze, oppure, in riferimento alla specifica classe – standard o business - scelta dal viaggiatore, ha visto decollare il suo peso in relazione al costo del biglietto raggiungendo una taglia da primato che, almeno fino al 2000, sembrava difficilmente sostenibile da parte dell’intero settore turistico nazionale. In realtà, in base alle recenti novità in tema di maggiori tasse e imposte destinate alla tutela dell’ambiente, già a dicembre del 2006 il ministro del Tesoro britannico, Gordon Brown, aveva preannunciato un significativo incremento nel peso fiscale dell’Apd. I numeri del Fisco con le ali
In pratica, per i voli diretti in Europa il listino della tassa speciale che si scarica direttamente sul biglietto esibisce ora un minimo di 15 euro per i transiti in economy class che diventano 30 qualora si optasse per la business class. Ancor più evidente l’aumento che, sempre a partire dallo scorso febbraio, è ora applicato sulle rotte extra-europee nelle quali l’associazione dell’Air Passenger Duty al costo ordinario del ticket può comportare un balzo in avanti di 60 euro o di 120 euro, a seconda che si tratti di un viaggio in economy o business class, nel volume complessivo della spesa. In pratica, considerando una famiglia di 4 persone che scelgono di salire su di un aeroplano per visitare Roma, l’applicazione dell’Apd comporterebbe 60 o 120 euro di maggior esborso, a seconda della classe scelta per effettuare il volo, ma qualora la famiglia londinese volesse osservare da vicino la Statua della Libertà piuttosto che il Colosseo, allora il sovrapprezzo varierebbe ben oltre la soglia dei 200 euro.
Gettito delle imposte specifiche sui voli introdotte a partire dal 1994. Raffronto tra il valore complessivo e quello relativo all’ultimo biennio
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
Fonte: FTO
In particolare, osservando il contributo finanziario che la tassa sui voli, a partire dalla sua istituzione nel 1994, ha garantito alle casse dell’erario di Londra ben si comprende l’attenzione che politici, economisti e operatori dell’industria del turismo sembrano propensi a riservarle. Infatti mentre il gettito complessivo, nel corso degli anni, è stato di circa 18 miliardi di euro, l’andamento registrato nel biennio passato ha contabilizzato la cifra di 3 miliardi di euro, segnando un deciso tasso d’incremento, almeno su base annua e probabilmente legato a periodici e piuttosto rituali innalzamenti che hanno avuto per oggetto l’Air Passenger Duty.
Pro e contro l’Apd
Naturalmente, il tema dell’Apd non è affatto destinato a restare in una sorta di limbo neutrale. Infatti, recentemente la Federation of Tour Operators (Fto), l’Associazione di categoria che raccoglie gli operatori britannici attivi nel settore viaggi e vacanze, è scesa in campo chiedendone esplicitamente l’abolizione e la restituzione, almeno rispetto alle somme raccolte a partire dal 2004. A questo fine ha perfino avviato un’azione legale, dando il via a un vero e proprio duello sotto il profilo normativo con il ministero del Tesoro di Sua Maestà. Gli argomenti sostenuti dall’ Fto sono essenzialmente due. Il primo riguarda l’illegittimità di una tassa che, sempre secondo gli esperti dell’Fto, perde il suo fondamento giuridico ponendosi in aperta antitesi con quanto previsto dalla Convenzione di Chicago del 1944, che regola l’intero sistema dei voli civili internazionali, sottoscritta anche dalla Gran Bretagna e incorporata nel 2004 all’interno della normativa europea. In pratica, il principio in discussione consiste nel fatto che nessuna maggiore imposizione, da parte di un Paese sottoscrittore, potrebbe essere applicata semplicemente in relazione alla disponibilità dello spazio di sorvolo. Infatti, ogni nuovo dazio, o imposta, deve essere trovare una correlazione con nuovi servizi reali, concreti e strutturali che vengono offerti dal singolo Stato e di cui gli aeromobili beneficiano. È su questo punto che l’Fto sostiene invece che l’Apd non presuppone nessuna controparte in termini di servizi, tanto che il contributo annuale viene assorbito indistintamente nei volumi generali delle entrate fiscali senza essere reindirizzato su capitoli speciali di spesa.
I nodi del contendere
Ma la questione reale è originata dai tempi imposti alla novità fiscale dal Ministro che, a differenza dei rialzi decisi in passato, ha fissato un’agenda per gli aumenti di sole sette settimane. In questo modo, gli operatori del settore si sono trovati sulla loro bolletta aumenti non programmati di circa 70 milioni di euro determinati dai 4 milioni di voli già prenotati, e dalle vacanze già allestite, per periodi che oltrepassavano la giornata fatidica del 1° febbraio, l’AirTax-Day, in coincidenza del quale forti aumenti sarebbero entrati in vigore. A questo punto, non potendo scaricare sui clienti l’aumento dei biglietti, migliaia di tour operator hanno deciso di aprire la contesa con il ministero del Tesoro, un duello di tasse piuttosto che di cappa e spada.
I pro, ovvero, maggiori tasse a difesa dell’ambiente…eppur si muove
Naturalmente, sul versante opposto i tecnici e i responsabili dell’economia di Londra considerano l’aumento dell’Apd un fattore chiave nonché positivo della nuova politica economica disegnata dal ministro Brown. Considerata la necessità di porre un freno all’emergenza ambientale, per molti in Gran Bretagna iniziare dall’industria dei voli non sembra affatto irrealistico. Infatti, a scendere in campo sono stati gli operatori del settore, non gli utenti, i viaggiatori o le famiglie che vedranno effettivamente e direttamente aumentare i costi dei loro viaggi che, quindi, peseranno maggiormente sulle loro tasche e sui loro bilanci personali. In realtà, la crociata verde intrapresa da Londra nel corso degli ultimi mesi, non sembra toccare in maniera incisiva l’industria aerea. Infatti il Fisco agirà sul biglietto individuale, senza curarsi se il velivolo su cui salirà il passeggero appartiene a una compagnia sensibile al tema dell’inquinamento e che, quindi, cerca di dotare i suoi aerei delle più moderne e sofisticate apparecchiature per contenerne l’impatto sull’ambiente, oppure se l’aereo che attende il viaggiatore è completamente sprovvisto anche degli accorgimenti più elementari per salvaguardare i cieli che il vettore attraversa. È per questa ragione che, probabilmente a medio termine, l’Air Passenger Duty sarà rivisitato nel suo dispositivo normativo, per renderlo più compatibile con il suo indirizzo fondativo, ovvero, stimolare maggior rispetto e attenzione dell’ambiente in cui si muovono parte degli operatori e dei soggetti che frequentano con assiduità le autostrade volanti.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 27 Marzo 2007
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