Attualità
Ocse, all’Agenzia il palmares
delle dichiarazioni fiscali on line
L’Organizzazione di Parigi conferma il ruolo guida delle Entrate in tema di servizi tributari a portata di mouse
Le dichiarazioni dei redditi di centinaia di milioni di contribuenti, persone fisiche e società, residenti nei Paesi sviluppati e industrializzati, cioè ricchi, oramai corrono per la maggior parte on line. È il dato centrale che l’Ocse certifica con la pubblicazione dei suoi ultimi elaborati relativi all’efficace compenetrazione tra l’IT e i servizi fiscali, di cui la compilazione, l’invio, la ricezione e la lavorazione delle dichiarazioni dei redditi, costituiscono l’indice più affidabile e rappresentativo d’un trend in continua crescita. Un vero e proprio boom del telematico il cui effetto è la completa e progressiva riduzione in formato file di centinaia di milioni di profili tributari appartenenti ad altrettanti contribuenti.

L’Italia in vetta sulla “Borsa fiscale” del telematico
Oltre alla certificazione definitiva del prevalere del file e del word-processor tra le strategie e le nuove metodologie che segnano il processo di modernizzazione delle Amministrazioni tributarie dei Paesi industrializzati, l’Organizzazione di Parigi per la prima volta ha riconosciuto il livello di penetrazione, utilizzo e diffusione dell’IT sul pianeta fisco come indice altrettanto indicativo nel rivelare il profilo informatizzato e di e-government proprio d’ogni singolo Stato nel suo complesso. Insomma, il matrimonio tra tasse e byte potrebbe illustrare il grado d’apertura reale d’un Paese verso l’informatizzazione e, al contempo, in direzione di una decisa innovazione. Quindi, il fisco telematico come specchio di modernità. In questo quadro, scorrendo le tavole statistiche diffuse dall’Ocse, è l’Italia che compare in testa agli indici dell’e-tax, ovvero, cioè del fisco in versione file.

L’e-tax modello italiano, ottimizzazione delle spese e qualità dei risultati
In più, i dati diffusi recentemente dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, illustrano la relazione tra costi/risultati che distinguono fortemente i Paesi membri dell’Organizzazione di Parigi o che aspirano a farne parte. In pratica, si fa riferimento all’ammontare delle spese che ogni Amministrazione finanziaria indirizza sull’IT, ponendola in proporzione al budget annuale di cui ogni singola Agenzia delle Entrate dispone. In questo quadro di sintesi ricostruito dall’Ocse, a fronte del 3,9% delle spese che, con cadenza annuale, l’Agenzia delle Entrate italiana indirizza sull’informatizzazione attingendo al proprio budget, l’obiettivo del 100% riferito all’invio, ricezione e alla possibilità di poter accedere e beneficiare dei servizi on-line al momento della compilazione e della trasmissione delle dichiarazioni dei redditi, risulta da anni costantemente garantito. Differente lo scenario che si apre in altri Paesi dove, come mostrano i numeri dell’Ocse, pur in presenza di spese significative, come negli Usa, in realtà l’obiettivo del 100% nell’on-line fiscale è ancora lontano e, in alcuni Stati, come per esempio in Germania, persino un miraggio.
 
 
Paese
Spese IT/budget annuale%
Dichiarazioni on-line%
Australia
21,9
86
Austria
16,4
72
Belgio
10,7
20
Canada
9,9
51
Repubblica Ceca
14,3
---
Danimarca
17,4
100
Finlandia
21,4
10
Francia
9,4
20
Germania
5,3
19
Irlanda
11,8
74
Italia
3,9
100
Giappone
8,5
17
Corea del Sud
6,4
80
Messico
5,2
76
Olanda
30,9
88
Nuova Zelanda
29
68
Norvegia
17,2
65
Portogallo
13,4
64
Spagna
5,2
35
Svezia
20
45
Svizzera
9,4
----
Turchia
3,7
85
UK
----
33
USA
15,1
57/60
Paesi “osservatori esterni”
 
 
Cile
5,1
97,2
Slovenia
7,4
4
Singapore
29,8
87
Sud Africa
-----
1
 
Nella tabella sono riportati, in percentuale e per Paese, i volumi relativi alle spese annuali che le singole Amministrazioni finanziarie indirizzano sul capitolo dell’informatizzazione in rapporto all’intero budget disponibile. Nella colonna di destra sono invece riportati i flussi, sempre in percentuale, indicativi del numero delle dichiarazioni che viaggiano e sono lavorate in versione file. Fonte: Ocse.
Stefano Latini
pubblicato Martedì 4 Maggio 2010

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