Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato alle 10:06
Attualità
A quota 88 miliardi di euro le fortune di principi, sultani e sceicchi
Un tesoro che anche nel 2008 non conosce crisi e che può contare sulla buona predisposizione del fisco globale ma non sempre
Mentre l’economia globale frena e i redditi medi annaspano, dal 2007 a oggi i miliardi gestiti dalle famiglie sono aumentati di 24 miliardi di euro. Ma scandali, frodi e pratiche di evasione, come indicato anche dalla rivista Forbes, non risparmiano i ricchi conti. Generalmente Fisco soft, forse per dovere istituzionale, in aggiunta niente recessione né segnali di crisi per le fortune ingenti accumulate, nel corso di decenni, dagli ultimi monarchi sopravvissuti all’era della globalizzazione della finanza mondiale, e il gioco è fatto. Mentre infatti l’economia internazionale vacilla e s’interroga su come sostenere la domanda interna, i consumi e i redditi medi, sempre più spesso bassi, di miliardi di lavoratori e di milioni di famiglie, re, principi, sultani, sceicchi e…altro, non sembrano invece sperimentare evidenti rallentamenti. Tanto che mentre nel 2007 i patrimoni delle famiglie regnanti erano riassumibili in circa 64miliardi di euro, ora, nel pieno dei dubbi sull’economia globale, il loro valore è invece balzato avanti con un salto da primato, raggiungendo nel 2008, e oltrepassandolo, il limite degli 88 miliardi di euro.
Il podio dei tesori delle teste coronate
In testa alla graduatoria dei monarchi che vantano ed esibiscono i patrimoni più estesi debutta, nell’anno in corso, il re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, la cui fortuna netta ha raggiunto i 23,6 miliardi di euro. A insidiarlo, in seconda posizione, compare l’attivo sceicco di Abu Dhabi, Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, i cui tesori non superano i 15,6 miliardi di euro. E forse in questo caso ci si sarebbe potuto attendere di più, dato che oltre il 90 per cento delle riserve d’oro nero alloggiate all’interno dei confini degli Emirati Arabi Uniti, di fatto, riposano e risiedono tra le sabbie che circondano la città di cui detiene comodamente il timone. Terzo, il re saudita, Abdullah Bin Abdul Aziz, che gestisce ed è in possesso di una fortuna pari a 14,2 miliardi di euro. In realtà, nulla a confronto con il miliardo di euro che ogni tre giorni, per valore approssimato, il suo Paese, e in particolare l’intera, vasta e variegata famiglia reale, incassano dalla vendita del petrolio. Quarto posto per il sultano del Brunei, che costituisce una vera e propria eccezione rispetto ai trend finanziari dei suoi colleghi, visto che nel 2007 ha osservato ridursi il suo patrimonio netto, a causa del taglio nel numero di barili di petrolio prodotti e destinati al mercato mondiale.
Alle volte capita. E l’Europa?
Si deve scendere fino alla sesta posizione per incontrare la prima corona made-in Europe del principe Hans Adam II Von und Zu del Liechtenstein, la cui fortuna, nonostante le recenti e irrisolte ansie fiscali che vi incombono, è pari a 3,4miliardi di euro. Del resto, al centro delle polemiche e del caso di evasione fiscale forse più transnazionale tra quelli mai prima registrati, con l’impegno di amministrazioni fiscali di oltre dieci Paesi diversi, ora la piazza finanziaria del Liechtenstein sembra aver imboccato un corso differente rispetto al passato, rendendo lievemente più trasparente le transazioni che la vedono al centro e, allo stesso tempo, aprendo corridoi di dialogo con le autorità di altri Paesi. Chissà. In molti infatti ritengono i cambiamenti in corso un semplice palliativo in attesa che l’intera saga offshore/Liechtenstein giunga a conclusione. Nono invece il principe Alberto di Monaco, ricco all’incirca di 990 milioni di euro che, sempre secondo la rivista Forbes, gli deriverebbero soprattutto per le proprietà immobiliari che possiede e per le partecipazioni nella casinoeconomomy di Montecarlo. Soltanto dodicesima invece la Regina Elisabetta II, con una fortuna da 439milioni di euro. In realtà, le proprietà e i possedimenti, inclusi gioielli, arredi e corredi, andrebbero ben oltre ma, secondo la legge britannica, sia le residenze reali sia i gioielli della Corona non sono ascrivibili a proprietà del monarca, in questo caso della Regina, ma della nazione.
La curiosità, anche una testa coronata può vivere di stipendio
È il caso dello sceicco del Kuwait, Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, i cui 338 milioni di euro che possiede gli derivano in gran parte dallo stipendio che riceve dall’Assemblea nazionale, sorta di Parlamento, che guida dal 2006. Peraltro, oltre a essere un’eccezione, è anche orientato verso cambiamenti ritenuti giusti, tra cui spiccano soprattutto il lancio di politiche volte alla privatizzazione, all’apertura verso riforme economiche estese anche in ambito sociale che, nel loro complesso, hanno come finalità la riconfigurazione dello Stato kuwaitiano in maniera da renderlo autonomo, quanto più possibile, dall’unica ed esclusiva ricchezza originata dal barile di petrolio.
Mentre l’economia globale frena e i redditi medi annaspano, dal 2007 a oggi i miliardi gestiti dalle famiglie sono aumentati di 24 miliardi di euro. Ma scandali, frodi e pratiche di evasione, come indicato anche dalla rivista Forbes, non risparmiano i ricchi conti. Generalmente Fisco soft, forse per dovere istituzionale, in aggiunta niente recessione né segnali di crisi per le fortune ingenti accumulate, nel corso di decenni, dagli ultimi monarchi sopravvissuti all’era della globalizzazione della finanza mondiale, e il gioco è fatto. Mentre infatti l’economia internazionale vacilla e s’interroga su come sostenere la domanda interna, i consumi e i redditi medi, sempre più spesso bassi, di miliardi di lavoratori e di milioni di famiglie, re, principi, sultani, sceicchi e…altro, non sembrano invece sperimentare evidenti rallentamenti. Tanto che mentre nel 2007 i patrimoni delle famiglie regnanti erano riassumibili in circa 64miliardi di euro, ora, nel pieno dei dubbi sull’economia globale, il loro valore è invece balzato avanti con un salto da primato, raggiungendo nel 2008, e oltrepassandolo, il limite degli 88 miliardi di euro. Il podio dei tesori delle teste coronate
In testa alla graduatoria dei monarchi che vantano ed esibiscono i patrimoni più estesi debutta, nell’anno in corso, il re della Thailandia, Bhumibol Adulyadej, la cui fortuna netta ha raggiunto i 23,6 miliardi di euro. A insidiarlo, in seconda posizione, compare l’attivo sceicco di Abu Dhabi, Khalifa Bin Zayed Al Nahyan, i cui tesori non superano i 15,6 miliardi di euro. E forse in questo caso ci si sarebbe potuto attendere di più, dato che oltre il 90 per cento delle riserve d’oro nero alloggiate all’interno dei confini degli Emirati Arabi Uniti, di fatto, riposano e risiedono tra le sabbie che circondano la città di cui detiene comodamente il timone. Terzo, il re saudita, Abdullah Bin Abdul Aziz, che gestisce ed è in possesso di una fortuna pari a 14,2 miliardi di euro. In realtà, nulla a confronto con il miliardo di euro che ogni tre giorni, per valore approssimato, il suo Paese, e in particolare l’intera, vasta e variegata famiglia reale, incassano dalla vendita del petrolio. Quarto posto per il sultano del Brunei, che costituisce una vera e propria eccezione rispetto ai trend finanziari dei suoi colleghi, visto che nel 2007 ha osservato ridursi il suo patrimonio netto, a causa del taglio nel numero di barili di petrolio prodotti e destinati al mercato mondiale.
Alle volte capita. E l’Europa?
Si deve scendere fino alla sesta posizione per incontrare la prima corona made-in Europe del principe Hans Adam II Von und Zu del Liechtenstein, la cui fortuna, nonostante le recenti e irrisolte ansie fiscali che vi incombono, è pari a 3,4miliardi di euro. Del resto, al centro delle polemiche e del caso di evasione fiscale forse più transnazionale tra quelli mai prima registrati, con l’impegno di amministrazioni fiscali di oltre dieci Paesi diversi, ora la piazza finanziaria del Liechtenstein sembra aver imboccato un corso differente rispetto al passato, rendendo lievemente più trasparente le transazioni che la vedono al centro e, allo stesso tempo, aprendo corridoi di dialogo con le autorità di altri Paesi. Chissà. In molti infatti ritengono i cambiamenti in corso un semplice palliativo in attesa che l’intera saga offshore/Liechtenstein giunga a conclusione. Nono invece il principe Alberto di Monaco, ricco all’incirca di 990 milioni di euro che, sempre secondo la rivista Forbes, gli deriverebbero soprattutto per le proprietà immobiliari che possiede e per le partecipazioni nella casinoeconomomy di Montecarlo. Soltanto dodicesima invece la Regina Elisabetta II, con una fortuna da 439milioni di euro. In realtà, le proprietà e i possedimenti, inclusi gioielli, arredi e corredi, andrebbero ben oltre ma, secondo la legge britannica, sia le residenze reali sia i gioielli della Corona non sono ascrivibili a proprietà del monarca, in questo caso della Regina, ma della nazione.
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Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 10 Settembre 2008
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