Normativa e prassi
Stock option, vincolo triennale resistente alle previsioni regolamentari
La cessione anticipata delle azioni comporta perdita dei benefici fiscali anche se avviene obbligatoriamente in base a disposizioni regolamentari
banconote
Il valore delle azioni assegnate ai dipendenti va sottoposto a tassazione quando le stesse sono cedute prima che siano trascorsi tre anni dall'assegnazione. Ciò anche se la cessione avviene, in caso di pensionamento, perché prevista dal regolamento del piano di azionariato. Il chiarimento arriva con la risoluzione n. 174/E del 20 luglio 2007, in risposta all'interpello di una società, che riteneva invece non compromessa, nel caso rappresentato, l'applicabilità delle agevolazioni previste in materia, visto che il trasferimento delle azioni avviene senza possibilità di scelta da parte dei dipendenti.

L'istanza di interpello
Il documento di prassi dell'Agenzia prende le mosse dall'interpello presentato da una società che ha varato in favore dei propri dipendenti un piano di incentivazione azionaria caratterizzato dall'assegnazione di azioni di una società in accomandita per azioni di cui è essa stessa socio accomandatario.
Il regolamento del piano di azionariato diffuso che disciplina i criteri di assegnazione delle azioni ai dipendenti e le modalità di attuazione prevede:

 

  • un vincolo di indisponibilità di tre anni entro cui le azioni non possono essere cedute
  • il diritto-dovere dell'assegnatario, in caso di pensionamento, di cedere tutte le azioni anche se il rapporto di lavoro viene meno nel corso del periodo di inalienabilità.

L'istante ritiene che la cessione coattiva delle azioni, avvenuta entro i primi tre anni dalla data di assegnazione, non pregiudica l'applicabilità della norma agevolativa.

Le motivazioni dell'Agenzia
L'assegnazione diretta delle azioni, nei piani di azionariato popolare, ha come principale obiettivo quello di integrare la retribuzione del lavoratore. Perché il valore delle azioni non sia assoggettato a tassazione quale compenso in natura dell'attività lavorativa, è necessario che le stesse:

  • siano offerte a tutti i dipendenti
  • non abbiano un valore annuo superiore a 2.065,83 euro
  • non siano cedute prima che siano trascorsi almeno tre anni dall'acquisizione
  • non siano cedute alla società emittente o al datore di lavoro, anche dopo i tre anni.

Nel caso in cui non sia rispettato il predetto termine, il valore che non ha concorso a formare il reddito imponibile del dipendente all'atto dell'assegnazione delle azioni è recuperato a tassazione, come reddito di lavoro dipendente, nel periodo di imposta in cui avviene la cessione.
La funzione del vincolo temporale del mantenimento delle azioni imposto al dipendente, come sottolinea l'Agenzia, è di escludere che l'operazione di assegnazione sia realizzata per sottrarre una parte della retribuzione alla tassazione progressiva.

La differenza tra regolamento e legge
A sostegno del proprio pronunciamento, l'Agenzia precisa che, in presenza di una cessione obbligatoria delle azioni prima della scadenza del triennio di possesso, non è possibile equiparare le disposizioni contenute nel regolamento che disciplina il piano di assegnazione delle azioni a disposizioni di legge che, invece, consentirebbero di conservare l'agevolazione fiscale in caso di cessione obbligatoria nel triennio (a tal proposito, si veda la risoluzione n. 118/E del 12 agosto 2005).
Di conseguenza, se le azioni sono cedute prima che siano scaduti tre anni dalla data di assegnazione (anche nel caso ciò avvenga per interruzione del rapporto di lavoro), il relativo valore è soggetto a tassazione come reddito di lavoro dipendente.

Gianluca Di Muro
pubblicato Venerdì 20 Luglio 2007

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