Attualità
A Usa, Giappone e Germania il palmares del turismo globale (2)
Ad attestarlo la graduatoria, elaborata dall’Oxford Economic Forecasting e relativa ai Paesi che occupano le posizioni dominanti

Il 25 per cento dell’intero mercato delle vacanze è governato direttamente dagli Usa, dai suoi operatori economici e dalle aziende che garantiranno nell’anno in corso 15 milioni di posti di lavoro. A Giappone e Germania i posti d’onore. Sotto osservazione la Cina con il 5 per cento del mercato.

Due nuove puntate del Focus, su spese, guadagni e ruolo degli Erari nazionali nell’economia del turismo, saranno pubblicate il 7 agosto Che l’economia delle vacanze e dei viaggi costituisca oramai una sorta di motore che muove in avanti una quota considerevole del mercato globale lo attesta anche la graduatoria, elaborata anch’essa dall’Oxford Economic Forecasting (Oef), relativa ai Paesi che ne occupano le posizioni dominanti. Infatti al vertice da anni siedono gli Stati Uniti che, con una domanda annuale di 1600 miliardi di dollari, considerano oramai il turismo un fattore di crescita irrinunciabile in riferimento all’andamento dell’intera economia. Gli Usa sono seguiti, anzi, inseguiti dal Giappone, la cui domanda si arresta a quota 522 miliardi, dalla Germania (412 miliardi) e, naturalmente, dalla Cina (353). In pratica, nella parte alta della piramide del Turismo mondiale banchettano con soddisfazione, sovente eccessiva, le maggiori potenze del Pianeta, quelle di antica tradizione insieme con quelle di recente acquisizione. Insomma se i Big del turismo mondiale decidessero di sedersi attorno ad un tavolo, tra un break e l’altro potrebbero anche trovare il tempo e l’accordo per ridisegnare la geopolitica del mondo.




La domanda complessiva, distribuita per Paese, che alimenterà l’economia mondiale del turismo nel 2006 
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari)
Fonte: WTTC/OEF

Ottava l’Italia, che nel 2006 dovrebbe assicurarsi il 3,9 per cento del mercato turistico
A questo riguardo, la classifica che illustra la Top Ten dei paesi che controllano, gestiscono e danno impulso all’economia del turismo globale sembra riprodurre in maniera quasi scientifica gli equilibri che determinano la gerarchia delle potenze mondiali. Infatti il 25 per cento dell’intero mercato delle vacanze è governato direttamente dagli Usa, dai suoi operatori economici e dalle aziende che garantiranno nell’anno in corso 15 milioni di posti di lavoro. A Giappone e Germania, dove rispettivamente vivono di turismo 7 e 4 milioni di occupati, sono riservati gli alloggiamenti nei posti d’onore. Ma la posizione maggiormente sotto osservazione è quella della Cina, già quarta in pochi anni, oggi controlla il 5 per cento del mercato, e predestinata a scalare la classifica scalzandone i vertici tradizionali anche nel tempo a venire. Più modesta la performance italiana che vede il nostro Paese fermo all’ottavo posto, in una sorta di fase in cui il turismo italiano sembra navigare a vista sul 3,8 per cento delle acque disponibili.




Fonte: WTTC/OEF
Se il turbo-turismo muove il Pil
Ma l’espressione più semplice in grado di definire la relazione stretta tra l’economia del turismo e quella di uno Stato resta legata all’analisi del contributo che, vacanze e viaggi, lasciano scivolare annualmente sui conti di un’azienda Paese. A questo riguardo, la contabilità turistica lascia ancora gli Usa al vertice. Infatti, negli States la sola industria del turismo, escluso quindi l’indotto e messa da parte la lunga filiera che ne definisce il profilo e che regala risorse che piovono su centinaia di miglia di bilanci d’imprese, contribuirà a produrre una ricchezza stimata in oltre 500 miliardi di dollari che si aggiungeranno al Pil della locomotiva mondiale rafforzandone il motore. Naturalmente, scendendo dagli Usa al Giappone, il contributo del turismo al Pil nazionale assume una somma più modesta, 168 miliardi di dollari. La Francia invece scavalca la Germania regalando al proprio Pil domestico 95 miliardi di dollari. Dopo i cugini d’Oltralpe si scorge l’Italia, dove la sola industria del turismo lascia scivolare sulle statistiche del Pil, o almeno dovrebbe secondo l’Oef, 82 miliardi di dollari. Una cifra significativa, soprattutto in considerazione degli standard di crescita che, nel quinquennio che si appena chiuso, hanno accompagnato, anzi, condizionato i bilanci dell’azienda Italia.




Il valore aggiunto al Pil dei singoli settori nazionali del turismo. E’ escluso il contributo dell’intero indotto
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di dollari)
Fonte: WTTC/OEF.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 31 Luglio 2006

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