Dal mondo
Anche a Teheran arriva l’Iva
Da settembre è in vigore come già avvenuto in oltre 100 Paesi. Ratificato dal Consiglio dei Guardiani il provvedimento che introduce la nuova imposta
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L’imposta sul valore aggiunto, l’Iva, secondo il giudizio espresso giovedi scorso dal Consiglio dei Guardiani, organo supremo e guida indiscussa della complessa macchina istituzionale iraniana, non è anticostituzionale e, soprattutto, non è contraria ai contenuti della legge islamica e allo spirito che informa e orienta le regole. Giudizio questo che, in via definitiva, sancisce la ratifica e l’applicabilità all’interno del complesso sistema fiscale iraniano.

 

La lunga marcia dell’Iva verso il fisco iraniano

Dopo quattordici mesi d’interminabili conclavi riservati al senso e ai significati del misticismo fiscale, l’Iva, modello europeo, fa il suo esordio sui bilanci di decine di migliaia di lavoratori autonomi e imprenditori iraniani. Dal 23 settembre l’imposta sul valore aggiunto è entrata pienamente in vigore, anche se per la completa applicazione relativa a settori e ambiti specifici si dovrà attendere diversi mesi, come del resto indicato nel calendario fissato dal provvedimento che sancisce il via libera definitivo.

 

Più vicino l’ingresso nel Wto e più incisiva la lotta al riciclaggio

In realtà, l’adozione dell’Iva è legata a necessità estremamente concrete. Innanzitutto, si tratta d’una imposta che, meglio di altre, consente di frenare fenomeni come il riciclaggio che, anche Iran, inizia a destare serie preoccupazioni tra i responsabili dell’economia, che operano per ridurre l’estesa area del sommerso, e le forze di sicurezza impegnate anch’esse da tempo nel tracciarne il profilo. L’introduzione dell’imposta sul valore aggiunto è stata inoltre salutata dai responsabili dell’economia come un passo avanti significativo nel processo d’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Infatti, all’interno della lunga lista di precondizioni tecnico-normative e fiscali poste e indicate dal Wto come necessarie, anche se sovente nient’affatto sufficienti, per diventare membri dell’Organizzazione, figura da anni anche l’adozione dell’Iva. Il varo dell’imposta dovrebbe quindi contribuire, secondo i tecnici iraniani, ad avvicinare Teheran al Wto.

 

Tassa che va e imposta che viene

L’adozione dell’imposta sul valore aggiunto determinerà la cancellazione, anch’essa progressiva e secondo fasi ben modulate, della tassa sulle vendite, che per circa un decennio ha egemonizzato il capitolo persiano delle imposte indirette. Quindi l’adozione dell’Iva comporterà soprattutto una ridefinizione relativa alle modalità, procedure, tempi e regole da applicare da parte d’un ampio numero di soggetti interessati, sia sul versante del business privato che in relazione a una quota significativa di contribuenti individuali.

 

Produttori e persone fisiche

La taglia dell’Iva iraniana risulta piuttosto differenziata e in realtà ancora in corso di definizione, mentre le indicazioni maggiormente attese, dai contribuenti individuali e dagli imprenditori, sono state già recepite. Infatti l’aliquota Iva che comparirà sui bilanci delle aziende attive nel settore della produzione di beni e servizi non supererà l’1,5 per cento, in pratica non discostandosi dalla tassa sulle accise. Inizialmente, era stata posta, come riferimento, un’aliquota pari al 7 per cento, in considerazione del fatto che, in media, la tassa sui consumi, destinata a essere cancellata, pesava sulle tasche dei contribuenti e sui bilanci delle società in misura del 3 per cento. Riguardo invece ai lavoratori con bassi redditi, la nuova normativa relativa all’Iva prevede molteplici soglie di esenzione e specifiche agevolazioni che scattano in riferimento all’acquisto di determinati beni e servizi ritenuti insostituibili.

 

L’Iva? Questione di gettito

In realtà, l’adozione dell’imposta sul valore aggiunto dovrebbe anche favorire una decisa impennata delle entrate fiscali che costituiscono, ad oggi, soltanto il 15 per cento delle risorse annuali contabilizzate nella disponibilità dello Stato e che, l’anno passato, non hanno di fatto oltrepassato i 12 miliardi di dollari. La maggior fonte di ricchezza che alimenta i conti pubblici iraniani resta infatti legata alla produzione e all’esportazione di milioni di barili di greggio. A questo riguardo, l’introduzione dell’Iva è anche mirata a ridurre la dipendenza del bilancio annuale dal commercio di prodotti energetici e dall’estrazione di petrolio, destinata nel corso dei prossimi anni a subire riduzioni, causa esaurimento progressivo delle scorte ufficiali ad oggi rilevate in territorio iraniano.

Stefano Latini
pubblicato Giovedì 2 Ottobre 2008

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