firmato nuovo accordo fiscale
Un traguardo che proietta la colonia britannica d'oltreoceano nell'empireo degli Stati fiscalmente corretti, ossia conformi in tutto e per tutto agli standard di cooperazione internazionale dettati dall'Organizzazione di Parigi. Sono almeno dodici, infatti, i trattati di reciproca collaborazione fiscale che ogni Paese deve avere all'attivo per poter dire addio alla grey list, l'elenco delle trentuno giurisdizioni che, al 2 aprile scorso, pur avendo ufficialmente accolto le regole volute dall'Ocse, non le avevano ancora effettivamente messe in pratica.
Le Bermuda tra i Paesi virtuosi
A distanza di poco più di due mesi, l'8 giugno scorso, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha rivisto questa lista, promuovendo le Bermuda tra i Paesi virtuosi in materia di Fisco, al fianco delle maggiori potenze occidentali e ad alcuni, ormai ex, regni incontrastati dell'offshore, dalle Virgin Island al Guernesey all'Isola di Man. "È un passo avanti fondamentale per le Bermuda - ha dichiarato il direttore del Centro per le politiche fiscali dell'Ocse, Jeffrey Owens, all'indomani dell'accordo con i Paesi Bassi - e questo ci ha spinto a inserire il Paese nel nostro report periodico insieme a quelli che hanno sostanzialmente adottato gli standard internazionali". A questo riconoscimento si accompagna una raccomandazione precisa: "È essenziale, ha aggiunto Owens, che gli Stati che raggiungono la soglia minima dei dodici trattati bilaterali continuino a essere aperti ai negoziati con tutte le altre nazioni che si fanno avanti".
Il G20 una spinta decisiva nella lotta ai tax haven
Dietro questo risultato storico per il piccolo fazzoletto di terra, poco più di cinquanta chilometri quadrati di superficie, ancora sottoposto alla sovranità della Corona inglese si nasconde un vero e proprio tour de force: ancora due mesi fa la diplomazia bermudiana aveva portato a casa appena tre intese in campo fiscale. Dopo il G20 di Londra dell'inizio di aprile, che ha aperto il fuoco della lotta senza quartiere ai tax haven, queste sono lievitate fino a diventare undici: ai primordiali e datati accordi con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l'Australia sono seguiti, nel giro di poche settimane, ben altri otto patti di amicizia fiscale, tutti firmati nello stesso giorno, il 16 aprile scorso. Un record che ha visto il piccolo territorio dell'Atlantico primeggiare nella maratona per lasciarsi alle spalle la grey list, sfuggendo all'etichetta, divenuta nel frattempo piuttosto scomoda, di piazza finanziaria tax free. È così che, nel giro di appena ventiquattro ore, il rappresentante dell'arcipelago scoperto cinque secoli or sono dal navigatore spagnolo Juan de Bermudez si è seduto al tavolo delle trattative con sette Paesi della penisola scandinava e del Nord Europa - dalla Norvegia passando per la Svezia, la Finlandia, la Danimarca, l'Islanda, la Groenlandia, fino alle isole Faroe - a cui si è aggiunta, a stretto giro di posta, la lontana Nuova Zelanda.
Le caratteristiche degli accordi
Tutti i patti sottoscritti dalle Bermuda sulla strada dell'addio alla fiscalità creativa prevedono lo scambio di informazioni nei settori economico e finanziario con l'obiettivo primario di promuovere il corretto accertamento e la riscossione delle imposte. In particolare, il protocollo più recente firmato con l'Olanda impegna lo staterello della Regina ad avviare un flusso sistematico di informazioni su tutte le imposte dirette vigenti tra i suoi confini, mentre sul fronte olandese verranno passate al setaccio l'imposta sui redditi e sui salari, quella sulle società e sui dividendi, l'imposta sulle successioni e donazioni e l'Iva. Inoltre, la collaborazione tra le due parti comporterà la comunicazione su richiesta di una serie di dati rilevanti custoditi dalle banche e dagli altri istituti finanziari, oltre che di quelli in possesso di qualsiasi persona che agisca come fiduciaria o agente di trust e società. Nel mirino anche le informazioni sulla proprietà di imprese e fondazioni, così come sulle catene di controllo presenti a livello societario. Restano escluse, invece, le informazioni relative alle aziende pubbliche o ai fondi di investimento collettivo, a meno che non possano essere ottenute in maniera semplice, e quelle che riguardano periodi d'imposta che vanno indietro di oltre sei anni rispetto al periodo preso in considerazione. Sfuggono inoltre all'accordo anche le notizie in possesso di persone diverse da quella sotto esame e non strettamente legate a quest'ultima.
Le modalità di presentazione delle richieste
Per quanto riguarda le modalità di presentazione delle richieste, queste devono essere redatte in modo da dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la rilevanza delle informazioni richieste per l'amministrazione finanziaria del Paese interessato, lo scopo fiscale per cui sono ritenute necessarie e l'identità del contribuente sotto indagine. Un accordo, quello di qualche giorno fa con l'Olanda, che arriva a coronamento di un percorso iniziato tempo fa: nel 2000, come si legge nel comunicato diffuso dall'Ocse per l'occasione, le Bermuda sono state una delle prime giurisdizioni che si sono impegnate a rispettare gli standard internazionali per la trasparenza e lo scambio di informazioni. Nel 2002 le stesse isole hanno contribuito, insieme ad altri Stati, all'elaborazione del modello di accordo per lo scambio di informazioni in materia fiscale pubblicato dall'Organizzazione di Parigi.
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