Dal mondo
Caso Ubs, anche il segreto bancario
predilige il piercing
Operativa una speciale task force elvetica. Entro 90 giorni giù il velo dai patrimoni dei primi 500 milionari
foro nella cassaforte

Tempi lunghi per la trasmissione a Washington delle comunicazioni con le coordinate bancarie da parte delle autorità elvetiche e, qualora se ne ravvisasse l'opportunità, possibilità a chance multipla, per il fisco statunitense, di richiedere a Berna, seguendo le stesse procedure, le informazioni relative a contribuenti americani che risultino clienti presso banche e istituti finanziari svizzeri anche differenti dal colosso Ubs.

Già pronta l'unità speciale di Berna
Nel frattempo il governo elvetico ha già nominato Hans-Jorg Mullhaupt alla guida della speciale task force, composta da ben 70 tra specialisti, esperti e consulenti fiscal-finanziari scelti tra i quadri migliori dell'Amministrazione svizzera con il compito di trattare, gestire l'iter e i diversi passaggi d'informazioni tra Washington e Berna.

Berna sotto la lente del fisco Usa
In pratica, la piattaforma procedurale sottoscritta in seguito all'intesa siglata dagli Usa con la Svizzera, fornirà un'infrastruttura normativa che, pur lasciando inalterato l'accordo precedente già in vigore tra i due Paesi, fornirà all'Irs - Internal Revenue Service - un utile strumento per avviare controlli e verifiche a 360 gradi sulle relazioni finanziarie "pericolose", quindi ad alto rischio, che intercorrono, o intercorse, tra migliaia di contribuenti americani, persone fisiche e imprese, e decine di banche elvetiche attive sul mercato della finanza globale, in particolare con rotta su New York.

Il segreto bancario con il vezzo del piercing contabile
Sui tempi, invece, c'è ancora da attendere per definirne il calendario con certezza,. Le nuove procedure per lo scambio d'informazioni, infatti, non prevedono un contatto diretto Irs/Ubs, e nemmeno indiretto, piuttosto si tratta d'un quadrilatero complesso con possibilità di rimbalzi, tra i diversi organi competenti, delle potenziali richieste che raggiungeranno da Washington nei prossimi mesi, settimane o giorni, ore, le autorità svizzere. Queste a loro volta provvederanno a indirizzare le note ricevute da oltreatlantico sui desk delle banche, in questo caso della Ubs. Quindi, giunti a questo punto, il colosso della finanza privata elvetica ne informerà i clienti i cui conti sono oggetto di richiesta. Si tratta di contribuenti statunitensi che, in caso lo ritengano opportuno, potranno sottoporre la questione a una corte federale elvetica, un tribunale amministrativo, il cui parere potrebbe determinare una accelerazione della pratica o un suo definitivo insabbiarsi. Comunque, nel caso il tribunale formalizzasse un sì alla richiesta, la questione rimbalzerebbe di nuovo alle autorità svizzere, ovvero, al fisco federale della Confederazione che, automaticamente, trasmetterebbe al richiedente, cioè al fisco Usa, l'Irs, le informazioni richieste. Tempi stimati? Per archiviare la pratica già si indicano agende su base annuale, quindi, nient'affatto automatiche nel loro rincorrersi.

Capitali e finanza elvetica vigilati speciali
L'intesa, comunque, consentirà di fatto agli ispettori del fisco statunitense d'osservare le movimentazioni di capitali e di monitorare la finanza elvetica, almeno nel suo relazionarsi con il mercato Usa, attraverso una sorta di foro praticato, un vero e proprio piercing di natura contabile, sul tradizionale velo bancario. Un cambiamento storico che, peraltro, presto potrebbe trasformarsi in un prodotto da esportazione indirizzandosi verso altri Paesi come, per esempio, Germania, Canada, Francia, Italia e India, ultima new entry sul versante della stretta sui paradisi fiscali.

Countdown a settembre
Scatterà non prima del 23 settembre l'appuntamento con la trasmissione di Ubs ai propri clienti dell'informativa personale sulle eventuali richieste del fisco Usa che li interesseranno. Dunque, sarà rispettato l'impegno assunto dal Governo svizzero che prevede due diverse fasi: entro 90 giorni all'incirca 500 nominativi saranno consegnati, con i relativi profili contabili, a Washington. A seguire gli altri, il cui calendario però comporterà una lunga attesa, 360 giorni. Tempi lunghi quindi e questo perché l'Irs, vuole attendere il termine ultimo che consente, secondo quanto stabilito dalle norme sul rientro dei capitali in versione statunitense, ai contribuenti con conti esteri di venire allo scoperto e, in caso d'imposte e tasse evase tramite i paradisi offshore, di regolarizzare la propria posizione senza rischiare d'imbattersi in pene e in sanzioni con lo spettro delle sbarre. In pratica, nel caso si trattasse di 1 milione di dollari di fondi non dichiarati alloggiati, fin dal 2003, in centri offshore e ora ricondotti tra le maglie del fisco, il contribuente, considerando anche gli interessi, potrebbe cavarsela versando all'erario all'incirca 400mila dollari. Insomma, niente a che vedere con l'umidità che la fa da sovrana nelle carceri dell'Arizona o del New Hampshire, unica alternativa nel caso il fisco decidesse di passare alle maniere forti. Offerta, quindi, allettante. E proprio per lasciare l'opzione aperta sullo scudo fiscale made-in Usa fino al suo scadere naturale, l'operazione con Ubs non si manifesterà a pieno, se non a partire dal 23 settembre.

Precedenza ai Paperoni nell'invio delle coordinate
Due i punti che attendono ancora d'essere chiariti all'esterno e sui quali i dubbi non mancano. Innanzitutto, i 4.450 contribuenti al centro dello scambio d'informazioni come saranno individuati, in base a quali parametri saranno selezionati e, al termine dell'operazione, quali opzioni avranno di fronte? In merito, l'unica certezza è che il fisco statunitense ha impartito una sola indicazione, quasi matematica. Sarà la taglia del conto, quindi l'ammontare delle somme ancora sconosciute all'Irs, che decreterà l'inserimento d'un correntista nella lista dei nomi destinati a venire allo scoperto. L'ordine di precedenza, quindi, sarà conforme al valore degli importi che saranno rivelati dalla Ubs. Il secondo punto, invece, riguarda i risultati da valutare al termine dell'operazione. E proprio in riferimento ad una valutazione finale, le autorità statunitensi potranno, a fine anno, quindi a partire dal 31 dicembre, decidere se convocare le autorità confederali con le quali discutere di eventuali ritardi, oppure, nel caso l'iniziativa abbia centrato gli obiettivi prefissati, raffinare lo scambio d'informazioni e il relativo monitoraggio.

Stefano Latini
pubblicato Giovedì 27 Agosto 2009

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