Dal mondo
Irlanda: evasione ai raggi X.
On line l'identikit degli evasori
Al debutto due diverse gallerie di contribuenti ricche di profili fiscal-finanziari e senza limiti di privacy
il pensiero dei soldi ai raggi x

In Irlanda la crisi c'è ma non si vede. Piuttosto se ne avverte la presenza incombente come di un fantasma in veste contabile. Innanzitutto il rosso sui bilanci delle aziende non ha assunto il profilo d'una alluvione, come atteso dai responsabili dell'Economia. Gli investimenti, soprattutto esteri e in particolare di provenienza londinese e statunitense, non si sono affatto affievoliti, come diagnosticato mesi or sono dagli osservatori più scettici, anzi, realistici. Il tasso di competitività del sistema-Paese non corre come un tempo ma non retrocede. Gli investimenti nelle nuove tecnologie e nella ricerca crescono proprio mentre la bolla immobiliare si raffredda. E per finire l'Esecutivo non ha varato nessuna manovra fiscale seriamente restrittiva, lasciando di fatto invariato il livello d'imposte e tasse. Eppure i conti della tigre-celtica, oramai trasformatasi in un gattino al massimo impertinente, non tornano. E per averne la certificazione scritta, affollata di numeri, è sufficiente allontanarsi dalle vie di Dublino per scorrere, con pazienza, alcune variabili statistiche. Incominciamo dalle entrate tributarie.

Il Fisco soft non frena la rotta delle entrate fiscali - Nel 2007, ultima stagione ante-crisi, la raccolta dell'erario aveva superato la soglia dei 47miliardi di euro. Una buona performance considerando la scena economica cui è riconducibile. Nel 2008 contrordine, sotto i colpi della crisi l'incasso derivante da imposte e tasse scende a quota 41miliardi di euro, per poi toccare il fondo nel 2009, 33 miliardi di euro. In pratica, nel corso d'un biennio il fisco ha lasciato sul campo ben 14 miliardi di euro, un disallineamento che ci aiuta a contabilizzare il segno impresso dalla Grande depressione che oggi sembra aver lasciato la scena alla Grande recessione. Tra i maggiori imputati della rotta delle entrate fiscali un posto di riguardo lo assumono l'Iva, -20%, e l'imposta sui profitti, -23%. E non basta. Osservando, ancor più in profondità, le debolezze irlandesi si rileva che il valore dei debiti derivanti dai ritardi accumulatisi nei versamenti d'imposte e tasse, soprattutto ascrivibili a imprese e professionisti, è quasi raddoppiato. Nel 2007, infatti, era pari a 1,1 miliardi di euro, mentre nel 2009 sale fino a 2,1 miliardi e nel 2010 non sembra affatto arrestarsi. Il boom dei debiti fiscali fornisce un indicatore prezioso nel valutare la tenuta complessiva del sistema-Paese. Il +91%, che questo valore esibisce, è il più vicino tra quelli che riproducono il profilo attuale dell'ex-Tigre Celtica.

Cambio di strategia: evasione fiscale tolleranza zero - Un approccio flessibile, anzi, adattabile. È  stato, per oltre un decennio, il modello che ha ispirato le direttive del fisco irlandese alle prese con un'evasione crescente, parallelamente all'estendersi dell'economia, all'accrescersi dei patrimoni e all'aumento delle transazioni. La crisi, di fatto, ha riscritto le regole d'ingaggio sul fronte dell'evasione, estendendone l'applicazione senza però inasprirne i contenuti. I risultati sono tangibili. Uno scanner mobile ai raggi-X per passare, sotto la lente del fisco, ogni singolo container sospetto d'alloggiare prodotti di contrabbando, soprattutto sigarette e stupefacenti. Un balzo in avanti dei controlli formali, 361mila nel 2009, e delle verifiche condotte sul terreno, oltre 12mila. In aggiunta, nonostante le proteste provenienti dai settori delle professioni e da diversi ambiti legali, la pubblicazione on-line dei nomi degli evasori, inclusi gli importi evasi e le somme versate per far pace con il fisco, non è stata affatto limitata, anzi, al contrario, s'è assistito a un suo moltiplicarsi e, al contempo, a un raffinarsi dei dati e dei profili tributari degli evasori riversati sul web.

L'identikit dell'evasore viaggia on-line - La novità principale riguarda le liste disponibili in rete. Non più una sola generica categoria di evasori, piuttosto due diverse gallerie ricche di profili fiscal-tributari con la distinzione tra i contribuenti che hanno aderito a un accordo preventivo con l'Amministrazione finanziaria, pagando il dovuto senza aprire un contenzioso, una sorta di accertamento con adesione, e coloro invece che, al termine d'un lungo contraddittorio di fronte alle corti tributarie che li ha visti soccombere, sono chiamati ora a saldare il conto con il fisco e a pagare il dovuto. Nel dettaglio, all'interno delle tabelle trovano spazio, oltre ai nomi dei contribuenti, l'occupazione, la cifra da versare per mettersi in regola, eventuali interessi e sanzioni e, a margine, una mini-spiegazione riassuntiva del percorso seguito dall'evasore. Al top, è l'Iva che risulta essere la regina delle imposte evase, più indietro l'imposta sui redditi. Tra gli evasori, invece, in primo piano professionisti, manager e commercianti. Comunque, la diffusione, oramai di routine, dei nomi degli evasori on-line, non sembra aver generato, a oggi, un rallentamento significativo dell'evasione. Al contrario, la crisi, e il suo lungo calendario, hanno inciso, e incidono, in modo più diretto e immediato sulla tax compliance celtica, dettando ai responsabili dell'Economia di Dublino una rapida revisione, sia nelle strategie che negli obiettivi, delle norme e delle procedure adottate per arrestare il diffondersi del fenomeno dell'evasione.


Esempio schede evasori online
 

Stefano Latini
pubblicato Martedì 21 Settembre 2010

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