Dal mondo
Finanza per lo sviluppo, a Doha un incontro interlocutorio
Il meeting in Qatar segue, in ordine di tempo, quello di Monterrey del 2002 dedicato agli effetti della finanza sullo sviluppo dei Paesi poveri

Si è concluso il 2 dicembre scorso l'incontro a Doha, in Quatar, sulla Finanza per lo Sviluppo, che ha visto la partecipazione di oltre quaranta capi di Stato e di governo, di ministri e rappresentanti delle agenzie di sviluppo e delle Nazioni Unite. L'incontro fa seguito alla conferenza di Monterrey del 2002, nata dalla constatazione, oggi ancora più evidente, che i flussi finanziari globali impediscono lo sviluppo e la crescita dei Paesi poveri e dal riconoscimento dell'ingiusta natura del sistema finanziario internazionale e dei suoi impatti devastanti sui Paesi del sud. Obiettivi dell'incontro di Doha la verifica dei progressi realizzati dalla conferenza del 2002 e il raggiungimento di un accordo per intraprendere nuove azioni nelle aree della mobilitazione di risorse domestiche, investimenti diretti esteri, commercio internazionale, cooperazione tecnica e finanziaria, debito estero.

Il consenso di Monterrey
Nel marzo 2002 a Monterrey in Messico si è svolta la prima conferenza internazionale sulla Finanza per lo Sviluppo dei Paesi poveri. Hanno partecipato all'iniziativa indetta dall'Onu, una cinquantina di capi di Stato, membri di delegazioni governative, istituzioni multilaterali e agenzie specializzate. Dalla conferenza nacque il consenso di Monterrey, una serie di indicazioni divenute il punto di riferimento delle politiche di cooperazione internazionale. Si tratta di cinque grandi aree di intervento: la creazione di un ambiente nazionale e internazionale favorevole per lo sviluppo; un commercio internazionale a sostegno della crescita economica dei Paesi del sud; la fornitura di un'adeguata assistenza allo sviluppo per raggiungere gli obiettivi del Millennio e sostenere lo sviluppo nei Paesi del Sud; la creazione di nuovi meccanismi per finanziare le politiche di sviluppo; la riforma del sistema finanziario e della governance economica globale.

La conferenza di Doha
A sette anni dal primo incontro di Monterrey, il summit convocato dalle Nazioni Unite nella capitale del Qatar doveva fissare le priorità dell'agenda internazionale in materia di lotta alla povertà e riguardo le altre grandi sfide del pianeta. Le tematiche da affrontare erano varie, dalla cooperazione internazionale al debito estero, dai rapporti commerciali tra Nord e Sud del mondo al ruolo degli investimenti diretti esteri e degli altri flussi finanziari. La Conferenza di Doha doveva misurare e valutare i progressi compiuti in questi sei anni. Nei fatti, invece, i quattro giorni di negoziati tesi e di continui annunci di accordi presunti hanno prodotto un semplice comunicato interlocutorio. Il risultato ottenuto è la conferma degli impegni che erano stati assunti con la Conferenza di Monterrey. La delusione, secondo il giudizio della quasi totalità delle organizzazioni della società civile internazionale, sta nell'assenza dei capi di Stato e Governo della maggior parte dei Paesi dell'Unione europea, degli Stati Uniti e del Canada come anche dei vertici di Banca mondiale e Fondo monetario.  Al termine di una conferenza che non ha dato i risultati sperati, sono state comunque poste le basi per un grande appuntamento che dovrà essere definito entro marzo 2009. Un summit con le Nazioni Unite per affrontare le questioni legate agli impatti che la crisi economica finanziaria avrà sui Paesi in via di sviluppo e sullo sviluppo sostenibile.

La posizione dell'Ocse
Il Segretario Generale dell'Ocse, Angel Gurria, nel suo intervento alla conferenza di Doha, ha ricordato nell'ambito dei lavori Ocse a sostegno del consenso di Monterrey, l'esistenza di elementi positivi nella sfida. In particolare il quadro politico per gli investimenti (The Policy Framework for Investment) e l'istituzione, in collaborazione con il Wto, di un sistema di monitoraggio per gli aiuti al commercio (Aid for Trade). Le politiche fiscali, di commercio e investimento sono le chiavi del successo per la crescita, ha sottolineato Gurria. I Paesi in via di sviluppo devono creare con l'aiuto di quelli più sviluppati, efficaci sistemi fiscali per combattere la corruzione, i tax havens e l'evasione. In questa direzione ricorda gli standard di trasparenza universalmente accettati e lo scambio di informazioni in ambito Ocse. "E' necessario rafforzare la cooperazione tra le organizzazioni internazionali del settore fiscale, come la Commissione di esperti fiscali delle Nazioni Unite, il Fondo monetario, la Banca mondiale e la stessa Ocse. Inoltre dobbiamo essere pronti a contribuire alla creazione di un ambiente per gli investimenti che renda il settore privato un motore di crescita e di diversificazione per i Paesi in via di sviluppo" .

 

Patrizia De Juliis
pubblicato Venerdì 5 Dicembre 2008

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