il trionfo della puzzle economy
Due piani fiscali, in sei mesi, per riavviare i consumi e, nelle settimane passate, la decisione storica di riformare il sistema di controllo della finanza interna razionalizzando e concentrando i poteri di vigilanza esercitati dalla Banca centrale. Scelte importanti che, a conti fatti, non hanno prodotto i risultati attesi.
L'Fmi declassa Dublino
Anzi, il giudizio espresso in queste ore dal Fondo monetario internazionale, non sembra lasciare spazio ad appelli, né a dubbi, almeno sul versante contabile. Le misure fiscali hanno ricevuto una sonora bocciatura, peraltro già ampiamente anticipata dallo scarso consenso manifestato nelle settimane passate dai contribuenti irlandesi che, alle prese con la compilazione delle dichiarazioni dei redditi e dei relativi documenti fiscali, si sono resi conto, purtroppo in ritardo sui termini di scadenza, di non conoscere affatto l'ampia gamma di crediti d'imposta, di deduzioni e agevolazioni cui avrebbero potuto ricorrere.
La tigre celtica si scopre malata di eccessi burocratici e formalistici
Colpa d'una complessità eccessiva che, nel 40 per cento dei casi, ha finito per penalizzare i lavoratori con redditi medio-bassi, tra i quali, 2 su 5, non hanno potuto beneficiare degli sconti loro riservati dalle norme in vigore. Il risultato è che, mentre le entrate fiscali subiranno comunque uno scivolone senza precedenti, la cui misura shock sta consigliando ai responsabili dell'economia di Dublino di spostarne il più in là possibile la pubblicazione, comunque i capitali esteri continuano a fare il loro ingresso nel Paese, grazie soprattutto al basso livello di tassazione, 12 per cento, garantito alle grandi aziende in cerca di porti contabili sicuri, dove attendere che la crisi inverta i suoi trend e inizi a ripiegare.
Il rosso delle banche irlandesi ha distrutto il 20per cento del Pil
Ma il dato che occupa la scena, e che l'FMI non ha mancato di sottolineare di puntualizzare, si riferisce alle perdite complessive delle banche che, nel corso del 2010, raggiungeranno quota 35 miliardi di euro. In questo caso, non si tratta né d'uno scivolone né d'una improvvisa frenata, piuttosto nei prossimi 14 mesi, a meno d'interventi risolutivi, di cui a stento se ne riconoscono i profili, l'Irlanda osserverà disintegrarsi il 20 per cento della ricchezza nazionale prodotta dal Paese.
La puzzle economy
Il risultato è che Dublino si troverà di fronte un lungo periodo di naufragi contabili. Tanto per cominciare, il deficit potrebbe quest'anno approcciare il 12 per cento del pil, un valore dal rosso quasi titanico, ben 2 punti percentuali oltre le stime più pessimistiche del governo e quattro volte al di sopra dei limiti di deficit dettati da Bruxelles. Un vero e proprio tramonto contabile dal quale, i più agguerriti, sperano di potersi riavere a partire dal 2014. E non è tutto, perché alla corsa sfrenata del deficit si uniranno, in linea come sempre, il ridimensionamento del Pil, che dovrebbe perdere 14 punti nel prossimo triennio, e il venir meno delle spese disponibili sui capitoli del Welfare, peraltro già sensibilmente ritoccati negli anni passati. Una sorta di marcia al ribasso dell'economia, anzi, una puzzle economy dai contorni reali, che osserverà i prezzi delle case degli irlandesi ridursi del 13 per cento nel 2009, del 10 per cento nel 2010 e, complessivamente considerando anche lo stop del 2008, perdere quasi metà del loro valore nel prossimo triennio. Con il risultato di consumare una quota consistente della ricchezza nelle disponibilità dei proprietari di unità abitative. A quando il risveglio della Tigre celtica?
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