Dal mondo
L’imposta di successione torna a dividere gli Usa
Da Warren Buffet, il più ricco dopo Bill Gates, a icone della televisione, come Whoopi Goldberg, la questione coinvolge l’etica

La tassa dopo gli sconti sponsorizzati da Bush ha interessato nel 2006 ben 49 mila contribuenti, mentre nel 2011, quando sarà pienamente restaurata, dovrebbe riguardare 100mila famiglie e garantire un gettito all’erario di circa 400 miliardi di dollari. L’imposta di successione è questione di etica nazionale non di fiscalità domestica. I confini normativi del codice tributario non sono quindi sufficienti a riassumerne il peso che essa ha sulla società. Abrogarla, come sostenuto da Bush e pianificato negli anni passati dai suoi consulenti economici, significa rinunciare a un principio fondante l’ideale statunitense, ovvero quello del merito con i suoi corollari aggiuntivi. Così la pensano Warren Buffet, miliardario che vanta un patrimonio di oltre 52 miliardi di dollari, e Hillary Clinton, candidata alla Casa Bianca. Giudizio opposto invece sul versante repubblicano e, ultima entry sul tema, della star televisiva Whoopi Golberg, che nel corso di un’apparizione in video ha riformulato così la questione "Se do qualcosa a mio figlio e già pago le tasse, perché devo versarle di nuovo per il solo fatto d’essere passata a miglior vita?"

Warren Buffet versus Whoopi Goldberg
E così, piuttosto che la classica disputa tra Democratici, ansiosi di ripristinare l’imposta sull’eredità a pieno regime, e Repubblicani, che da tempo esibiscono una palese insofferenza nei riguardi dell’appuntamento post mortem con il fisco, ora la questione coinvolge anche il circuito televisivo e quello del club dei miliardari. Whoopi Goldberg è una personalità arrembante sul video, capace oramai di arringare anche le folle, ma Buffet, pur non brillando in apparizioni sullo schermo, non è una figura di secondo piano. Infatti, non si tratta d’un semplice miliardario iscritto al club dei numerosi Paperoni che, per diritto di nascita, annualmente compaiono nelle classifiche dei più ricchi stilate dalla rivista Forbes. Lo dimostra il fatto che il bilancio redatto annualmente da Warren Buffet ha una taglia piuttosto estesa, in pratica soltanto Bill Gates lo supera. In più, l’anno passato Buffet ha ulteriormente incrementato il suo patrimonio, nonostante 6 miliardi di dollari, un vero e proprio tesoro, indirizzato sul capitolo della beneficenza.

Il secondo miliardario Usa e il suo flirt con l’imposta sull’eredità
Riguardo l’imposta di successione, le sue idee sono piuttosto chiare. Si tratta di una forma pienamente legittima di tassazione, e comunque necessaria, e irrinunciabile per impedire che patrimoni e ricchezze rimangano esclusivamente legati alle rispettive famiglie d’appartenenza. Peraltro, sempre secondo Buffet, nel 2011 l’eventuale ripristino dell’imposta sulle successioni dovrebbe interessare una famiglia su 200. Come dire, perché si dovrebbe dipingere l’imposta come super-invasiva nei riguardi di tutti i bilanci famigliari? Nessuno, fino ad ora, ha risposto.

Il profilo dell’imposta di successione: attesi 400 miliardi di dollari nel 2011
La tassa sull’eredità scatta attualmente soltanto nel caso di patrimoni che eccedono la soglia dei 2 milioni di dollari. In pratica, sul valore in eccesso rispetto a questo limite si applica l’aliquota al 45 per cento. Nel 2006, i contribuenti statunitensi chiamati a versarla all’erario sono stati all’incirca 49 mila. Ma nel 2009, la soglia d’esenzione salirà ancora raggiungendo i 3,5 milioni di dollari mentre nel 2010 vi sarà una sospensione temporanea dell’imposta. Una pausa che durerà un solo anno, dato che nel 2011 la tassa sull’eredità tornerà a batter cassa. A questo riguardo, secondo le stime più recenti, il gettito potenziale vicino dovrebbe, in occasione della restaurazione dell’imposta, carezzare i 400 miliardi di euro. Somma in realtà piuttosto ottimistica, pur considerando che la soglia d’esenzione sarà ricondotta a quota 1 milione di dollari.
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 24 Gennaio 2008

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