Politiche fiscali e di bilancio nella Ue: come ottimizzarle (4)

bandiere unione europea
È una delle indicazioni contenute nell'ultimo studio della Commissione che ha utilizzato i dati Ocse e della Banca mondiale

In questa quarta e ultima puntata l'attenzione si focalizza sulla valutazione conclusiva dello studio dei commissari europei (a cui si è fatto riferimento nei precedenti interventi) che, nel pubblicarlo, hanno fornito, attraverso una consuntivazione degli andamenti della programmazione della spesa pubblica rispetto agli obiettivi, alcune linee guida da considerare per una resa ottimale delle strategie di politica di bilancio e di manovra fiscale.

L'azienda Italia
Il superamento delle criticità in tempi brevi è il principale fine nella gestione della finanza pubblica in alcuni Paesi, tra i quali figura anche  l'Italia. Nel nostro Paese l'analisi della spesa pubblica alimenta da tempo l'interrogativo sulla inderogabile necessità di realizzare una riclassificazione del bilancio sia pure limitatamente allo Stato (e in tal senso sono all'opera i tecnici del ministero dell'Economia e delle Finanze) che non escluda un più ampio intervento nei piani di riforma istituzionale e dei processi di bilancio. Prendendo a riferimento i programmi di stabilità e convergenza formulati dai Paesi dell'Ue, lo studio della Commissione europea mostra, in buona sostanza, che la riduzione programmata della spesa pubblica rispetto al Pil è stata l'elemento centrale dell'aggiustamento di bilancio previsto, rispetto agli aumenti programmati di entrate. Analizzando l'orizzonte programmatico si nota che i Paesi che hanno registrato i migliori risultati di bilancio sono quelli che hanno adottato previsioni di crescita del Pil reale di tipo prudenziale così da creare sufficienti margini di sicurezza in bilancio nel caso si verificassero eventi sfavorevoli inattesi.

Il caso di Gran Bretagna e Paesi Bassi
Nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, come illustrato nei precedenti articoli, la definizione degli scenari macroeconomici, infatti, è stata mediamente cautelativa e gli obiettivi dei piani di spesa sono stati fissati rigidamente in una proiezione pluriennale. Tale strategia ha fatto sì che si realizzasse un'aderenza ai piani iniziali di bilancio di gran lunga superiore rispetto a quella che si rileva negli altri Paesi della Ue. Il dato è emblematico e conduce a concludere per la valutazione di positività da attribuire alle riforme di bilancio introdotte negli anni novanta che hanno ridefinito i  processi  di formazione del bilancio, le regole di spesa, il ruolo e le responsabilità delle istituzioni preposte e, non ultima, anche la valutazione dei rendimenti di bilancio.

Il piano elaborato dall'Italia
L'Italia sta cercando di recuperare ed in tale ottica va segnalato l'impegno nel migliorare l'accountability delle decisioni di spesa, assegnando la responsabilità dei vari programmi di spesa ai rispettivi centri di spesa. La stessa riforma di bilancio ha promosso la spending review (valutazione della spesa pubblica, in stile anglosassone) anche per il caso italiano con il duplice obiettivo di verificare la qualità e l'efficacia della spesa pubblica e, in prospettiva, di muovere da un bilancio di tipo incrementale ad un bilancio zero- based. Una nota positiva, a cui va aggiunto anche il maggiore impegno nella gestione della contabilità pubblica in cui il nostro Paese possiede da tempo i criteri innovativi che recentemente sono stati introdotti dal Regno unito e dai Paesi Bassi, come i bilanci in termini di competenza e impegni oltre al tradizionale bilancio di cassa.

Processo di bilancio, piani pluriennali e responsabilità
Quali sono, dunque, gli spunti per la nostra politica di bilancio che possano trovare asilo anche in un quadro normativo invariato, caratterizzato dall'assenza di controlli sui risultati (come nel caso della Audit Court dei Paesi Bassi) o con limitate modifiche? La risposta è, alla luce delle evidenze addotte dalla Commissione Unione europea, retorica. I Paesi che intenderanno collocarsi in area virtuosa, in occasione delle prossime rilevazioni, dovranno ancorare il processo di bilancio a una prospettiva di medio termine, potenziando i vincoli legislativi attraverso l'annullamento di lacune che ostano l'attuazione dei piani pluriennali tra cui spicca quella concernente le responsabilità. Il rafforzamento delle responsabilità impone, infatti, oltre che l'attribuzione di precise responsabilità di spesa a centri di spesa specifici anche un'efficiente attività di auditing. Tutti fattori, quelli appena elencati, importanti per una migliore trasparenza e credibilità della politica di bilancio anche in ambito comunitario.
 

Antonina Giordano
 pubblicato il 01/12/2008