Dal mondo
Spagna, donazioni e successioni
al test della Commissione Ue
Riflettori sempre accesi dell'esecutivo comunitario sulla normativa fiscale alla luce delle richieste di intervento
bandiera spagna

Si tratta del secondo step della procedura di infrazione prevista dall'articolo 258 del Trattato di funzionamento dell'Unione europea. Ricordiamo, infatti, che in base all'articolo 258, la Commissione, quando reputi che uno Stato membro abbia mancato a uno degli obblighi connessi ai trattati, emette un parere motivato al riguardo, dopo aver permesso lo Stato di presentare le sue osservazioni. Se lo Stato in causa non si conforma a tale parere, nel termine fissato dalla Commissione, questa può adire la Corte di giustizia dell'Unione europea.

La normativa spagnola
In Spagna l'imposta di donazione e successione è in linea generale considerata un'imposta statale, tuttavia è lasciata facoltà a comunità locali autonome di approvare una normativa peculiare applicabile in determinate fattispecie.
Nel corso degli anni è accaduto che le varie regioni autonome hanno introdotto la loro specifica disciplina che si caratterizza sostanzialmente per due aspetti. Da un lato, prevale rispetto alla normativa nazionale, dall'altro prevede un prelievo sensibilmente minore.
Da questo sistema ne esce che la più onerosa disciplina nazionale trova applicazione soltanto se si verifica alternativamente una delle seguenti condizioni: il testatore è residente all'estero, se vengono donati beni situati all'estero, se le regioni autonome non hanno adottato una specifica legislazione e, infine, nelle città autonome di Ceuta and Melilla.
La Spagna è stata invitata a emendare la propria normativa entro due mesi, pena il deferimento della pratica alla Corte di giustizia europea, come da norma comunitaria.
Segnaliamo, al riguardo, che l'imposta sulle successioni e donazioni si applica sul valore complessivo dei beni trasferiti a ciascun beneficiario e si applica con aliquote variabili dal 7,65% al 34%. È prevista una franchigia di circa 800mila euro.

Recenti sviluppi
Lo scorso 16 febbraio 2011, l'Unione europea ha annunciato di aver inviato alla Spagna una relazione complementare chiedendo nuovamente la modifica della normativa interna del Paese.
In realtà, il Paese iberico aveva già provveduto a modificare la propria legislazione in risposta al precedente richiamo ma la Commissione ha ritenuto che la normativa non fosse ancora in linea con i dettami comunitari.
Non è, infatti, venuta meno la discriminazione che colpisce i contribuenti non residenti o le donazioni di beni situati all'estero. Tale disparità di trattamento deriva dal semplice fatto che le imposte statali sono sensibilmente più elevate di quelle locali.
La Spagna è stata nuovamente invitata a modificare la propria disciplina entro 2 mesi, pena il differimento alla Corte di Giustizia.

Il confronto con l'Italia
L'esame di questo caso stimola immediatamente due riflessioni. Innanzitutto devono prestare molta attenzione i discendenti di soggetti fiscalmente residenti in Spagna. Può infatti capitare che i genitori spagnoli abbiano i figli che lavorano in Italia e che per agevolare il futuri passaggio generazionale dei beni abbiano investito molto nel nostro Paese.
Come abbiamo avuto modo di illustrare, infatti, si tratta proprio di uno di quei casi in cui trova applicazione la più onerosa imposizione statale in luogo di quella locale.
Una ulteriore riflessione riguarda la misura delle aliquote. Ebbene sì, non si tratta di un errore di battitura! Il prelievo a titolo di imposta di donazione e successione è tendenzialmente molto alto in molti Paesi. La tassazione italiana, sotto questo profilo, appare alquanto mite in quanto l'aliquota più elevata si attesta nella misura dell'8%.
 

Ennio Vial
pubblicato Giovedì 21 Aprile 2011

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