Dal mondo
Taiwan, allo studio dei tecnici
una tonnage tax collaudata
Tra le proposte sul tappeto figurano i regimi adottati da alcuni Stati dell'Unione europea seguiti da altri extra Ue
nave commerciale

Dopo Giappone e Slovenia ancora uno Stato ha deciso di dotarsi da quest'anno della tonnage tax. E non si tratta di uno qualunque considerato che è la decima potenza mercantile nel mondo per volumi di carico trasportato, la diciottesima economia mondiale e il ventesimo Paese esportatore di investimenti. Stiamo parlando di Taiwan, Repubblica unicamerale multipartitica. Il comitato parlamentare per la riforma tributaria, ha proposto in questi giorni di introdurre nell'ordinamento nazionale il regime opzionale della tonnage tax. L'obiettivo è rilanciare la politica marittima e frenare il flagging out. Un fenomeno che si sta diffondendo nelle economie marittime più avanzate e vede protagoniste quelle navi che, oltre ad aver dismesso la bandiera, si sono iscritte in un altro registro straniero più competitivo. I vantaggi del passaggio dalle bandiere nazionali a quelle ombra (c.d. flags of convenience) sono considerevoli per le imprese armatoriali considerato che permettono una gestione più vantaggiosa del mezzo e a costi più sostenibili.

La scelta del modello
L'orientamento, trattandosi di una proposta ancora non ben delineata, è fare comunque riferimento alle esperienze realizzate con successo in altri Paesi. In particolare oltre alla Corea del sud, agli Stati Uniti e al Giappone, l'interesse è polarizzato su alcuni Stati europei come Irlanda e Danimarca. Il Giappone proprio di recente ha permesso alle società armatoriali che rispondono a determinati criteri di optare per un'imposta forfetaria basata sul tonnellaggio netto della flotta. E dieci operatori giapponesi hanno già presentato piani preliminari di adesione tra cui figurano i tre più importanti del Paese. Prima ancora del Giappone, un'altra potenza asiatica, l'India, aveva inserito nel proprio ordinamento un sistema di tassazione forfetaria simile a quello adottato dalla Gran Bretagna. La tassa sul tonnellaggio viene determinata in via forfetaria sulla base del reddito giornaliero di ciascuna nave calcolato in relazione a importi determinati per scaglioni di tonnellaggio dal Central Board of Direct Taxes e a seconda dell'età del naviglio.
 

The most important maritime countries and territories


 

Fonte: Unctad - Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo (2003)  
 

Il modello danese e irlandese
In Danimarca il regime, peraltro opzionale e applicabile alle attività di trasporto merci e passeggeri, vede protagoniste le società comunitarie con una stabile organizzazione e con un management localizzati sul territorio, le società (shipping companies) di capitali registrate. Il reddito giornaliero è determinato moltiplicando il tonnellaggio netto della nave per un determinato coefficiente. In Irlanda, dove il regime è anch'esso opzionale e ha una validità temporale di dieci anni, a usufruirne sono le navi di almeno 100 tonnellate di carico e ne sono escluse quelle destinate alla pesca, i traghetti da fiume, le petroliere impiegate nell'estrazione del petrolio.

La tonnage tax in Corea del sud
Il modello prevede l'applicazione di un'imposta fissa direttamente proporzionale al tonnellaggio, vale a dire alla stazza della nave che permette di svolgere l'attività mercantile e all'età dell'imbarcazione. Il regime, introdotto nel 2004, è opzionale, ha una validità di cinque anni ed è rinnovabile.

Le motivazioni di una scelta
L'interesse di Taiwan per la tonnage tax si situa anche in un momento interessante per la politica nazionale dei trasporti. Il riferimento è all'accordo con la Cina continentale, firmato nel novembre dello scorso anno, per lo sviluppo dei collegamenti aerei diretti fra i due Paesi e il traffico delle navi nello Stretto. Taiwan ha investito nella Cina continentale, secondo dati ufficiali, 100 miliardi di dollari USA che, in realtà, secondo altre fonti sarebbero il doppio.

Le caratteristiche dell'accordo
L'accordo stabilisce voli settimanali diretti e consentirà alle navi di trasportare merci fra le due sponde dello Stretto, senza obbligo di scalo in Paesi terzi. In particolare i voli diretti aumentano da 36 a 108 la settimana, sono quotidiani anziché concentrati in quattro giorni su sette, le rotte aeree sono più corte e consentite anche a jet privati mentre i voli cargo sono 60 al mese. I collegamenti diretti per le navi mercantili sono possibili tra 11 porti di Taiwan e 63 della Cina continentale. Migliorati anche i collegamenti postali e la collaborazione sulla sicurezza alimentare. In particolare l'accordo prevede un rafforzamento dei servizi postali per accelerare il recapito della corrispondenza, che attualmente richiede fino a 10 giorni nonostante la breve distanza fra i due Paesi. Tutto questo favorirà gli scambi commerciali tra Taiwan e la Cina.

Gianluca Di Muro
pubblicato Mercoledì 13 Maggio 2009

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