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Unione europea: 18 mesi di tempo
per rilanciare l’economia
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La Commissione Ue ha raccomandato agli Stati membri l'adozione di interventi strategici entro un dato termine
L’approvazione da parte del Consiglio europeo della proposta della Commissione europea di lanciare Europa 2020, la nota strategia per l’occupazione e la crescita diretta a rafforzare il coordinamento delle politiche economiche nei settori chiave di potenziale crescita sostenibile, risale al 26 marzo dello scorso anno. Il documento ha aperto il solco agli “orientamenti integrati” di cui gli Stati membri dell’Unione devono tenere conto nella predisposizione ed elaborazione delle politiche nazionali in materia economica e di occupazione. Tali orientamenti hanno trovato espressione nella raccomandazione sugli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri e dell’Unione (2010-2014) adottata dal Consiglio il 13 luglio 2010 e nella successiva decisione (21 ottobre 2010) sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri in favore dell’occupazione.
Il semestre europeo e le strategie di rilancio dell’economia
L’analisi dei programmi nazionali presentati nell'ambito dell’attuale semestre europeo sono motivo di richiamo per la Commissione europea, che raccomanda ai 27 Paesi dell'Unione di adottare nei prossimi 12-18 mesi misure strategiche di politica economica e di bilancio utili a rilanciare l'economia UE. Il lavoro dell’esecutivo europeo rafforza la fitta trama d’interventi che da più di un anno vedono le istituzioni comunitarie attive nel comprimere comportamenti collusivi ed effetti discorsivi alle performance di crescita e competitività verso le quali tendono i governi e i relativi connettivi sociali di cui gli stessi sono esponenziali.
Risanamento finanziario e riforme strutturali
Dopo l’avvio di un nuovo ciclo di governance attraverso la prima analisi annuale della crescita, adottata dalla Commissione il 12 gennaio di quest’anno, il 25 marzo 2011 il Consiglio europeo ha approvato le priorità per il risanamento finanziario e le riforme strutturali (in linea con le conclusioni del Consiglio del 15 febbraio e del 7 marzo 2011). Nel documento finale due i punti chiave evidenziati. Il primo è un esplicito invito agli Stati membri che partecipano al patto Euro Plus a presentare gli impegni in tempo utile perché possano essere inseriti nei rispettivi programmi di stabilità o di convergenza e nei programmi nazionali di riforma. Il secondo attribuisce priorità al risanamento dei bilanci sani, alla sostenibilità dei conti pubblici, alla riduzione della disoccupazione attraverso una oculata politica riformista del mercato del lavoro.
La risposta italiana: il fisco tra i protagonisti
La prima risposta italiana è del 6 maggio di quest’anno con l’aggiornamento del programma di stabilità 2011, relativo al periodo 2011-2014 e con il programma nazionale di riforma 2011.
Lo scenario macroeconomico alla base del programma esprime l’intendimento di riportare il disavanzo pubblico al di sotto del valore di riferimento del 3% del Pil entro il 2012, sulla base di un ulteriore contenimento della spesa e di entrate aggiuntive derivanti dal miglioramento della lotta all’evasione fiscale.
Successivamente alla correzione del disavanzo, il programma prevede di conseguire l’obiettivo a medio termine di un bilancio in pareggio in termini strutturali entro la fine del periodo di riferimento (2014), anche attraverso il contenimento della spesa primaria e, considerando il livello elevato del debito pubblico, pari a circa il 120% del Pil nel 2011, ulteriori interventi quali la lotta all’evasione fiscale, l’introduzione di tetti di spesa vincolanti e miglioramenti nella sorveglianza del bilancio in tutti i sottosettori pubblici.
La riforma del sistema fiscale
La riforma del sistema di imposizione fiscale si dovrebbe inserire nella prospettiva di un graduale trasferimento dell’onere fiscale dal lavoro al consumo (nell’ottica di accrescere l’occupazione) e il costo dell’attività economica in Italia (elevato rispetto agli standard dell’Unione europea, in particolare nelle regioni meridionali) meriterebbe di essere contenuto. Nel programma nazionale di riforma è stata presentata una serie di misure, tra cui sgravi fiscali temporanei per le imprese che investono in progetti di ricerca svolti da università o organismi pubblici.
Le raccomandazioni del Consiglio europeo
Alla luce delle criticità e degli impegni assunti per rimuoverle nel programma di stabilità dell’Italia per il 2011, il Consiglio ha formulato all’Italia quattro raccomandazioni:
realizzare il consolidamento fiscale previsto nel 2011 e nel 2012 per assicurare la correzione del deficit eccessivo sostenendo gli obiettivi per il 2013-2014 con misure concrete entro ottobre 2011 (come previsto da nuovi piani pluriennali di bilancio) dirette a introdurre limiti vincolanti sulla spesa e a migliorare il controllo su tutti i sottosettori pubblici;
adottare misure per combattere la segmentazione nel mercato del lavoro, rivedendo alcuni aspetti della legislazione sulla protezione del lavoro, rafforzando la lotta al lavoro nero. Inoltre introdurre una serie di misure per promuovere una più grande partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
annullare la segmentazione del mercato del lavoro, rivedendo gli aspetti specifici della legislazione a tutela dell’occupazione, promuovendo una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, aumentando la disponibilità di asili e servizi di assistenza in tutto il Paese e fornendo incentivi finanziari alle persone che costituiscono le seconde fonti di reddito familiare per accedere ai posti di lavoro in un modo neutro in termini di bilancio. Adottare misure, sulla base della legge di riforma del quadro di contrattazione collettiva del 2009 e in consultazione con le parti sociali, in conformità alle prassi nazionali, di garanzia della crescita dei salari;
adottare nel 2011 la legge annuale per il mercato e la concorrenza, tenendo conto delle raccomandazioni presentate dall’autorità antitrust. Ridurre la durata delle procedure di applicazione del diritto contrattuale. Promuovere l’accesso delle Pmi ai mercati dei capitali eliminando gli ostacoli normativi e riducendo i costi;
favorire gli investimenti del settore privato nella ricerca e nell’innovazione, estendendo gli attuali incentivi fiscali, migliorando le condizioni per il venture capital e sostenendo sistemi di appalto innovativi;
accelerare la spesa di promozione della crescita, cofinanziata dai fondi della politica di coesione, per ridurre le ataviche disparità tra le regioni, migliorando la capacità amministrativa e la governance politica.
Quale l’efficacia delle raccomandazioni? Non sono, come è noto, vincolanti ma tenendo conto che, sulla base della loro attuazione, le istituzioni europee possono esercitare la vigilanza nel rispetto del Patto di stabilità è facile concludere che posseggano forza semi-vincolante o, se si preferisce, quasi vincolante.
Antonina Giordano
pubblicato Martedì 5 Luglio 2011
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