Dal mondo
Usa: un bancomat planetario
a misura di “stranger”
Nel 2010 distribuiti più di 550 miliardi di dollari di guadagni da investimenti a quasi 2,5 milioni di soggetti non residenti
dollari sotto il cilindro
Le fonti di reddito indicate sono state registrate, monitorate e definite dagli esperti dell’Agenzia delle Entrate statunitense e non lasciano spazi al dubbio. Comunque, si tratta di redditi percepiti da soggetti esterni. Sul podio 2,6 milioni di individui, 363mila aziende e 129mila tra partnership e trust, tutti tassativamente non residenti e di diversa nazionalità rispetto a quella statunitense. Ciò che li accomuna sono i guadagni che, una volta originati e maturati negli Usa, sono successivamente ricondotti nella patria dal percettore. Naturalmente, le fonti sono diverse. Al top l’Amministrazione finanziaria pone, in ordine, la maturazione di lucrosi e ricchi interessi che, nell’anno nero della crisi, ha ricondotto in dote ai contribuenti non statunitensi, mondiali, ben 260 miliardi di dollari. Uno sproposito contabile rispetto all’andamento degli interessi relativi all’anno d’imposta 2009 diretti sui salvadanai dei contribuenti Usa. 
 
Sul podio dividendi e contratti - Dopo gli interessi, sempre sul podio delle fonti, s’impongono i dividendi oltre quota 100miliardi di dollari. Quanto basta per raccogliere i pensieri di chi guarda con assiduità e pathos ai mercati in silenzioso e profondo raccoglimento. Per più d’un anno, infatti, i maghi dell’investimento a 5 stelle indicavano il gregge dei mercati emergenti come portatori sani di lucrosi guadagni. Eccessivo ottimismo. Il Moloch finanziario Usa resta, ad oggi, il gigante dell’investimento a pronta remunerazione. Le soluzioni sono le più diverse e variegate, ma la centrale resta salda a New York. Al terzo posto chiudono il podio i redditi derivanti da contratti, o meglio da posizioni contrattuali indistinte, multiple e difficili da definire senza oscurare il diagramma scritturale, già complesso per definizione. Comunque, 108 miliardi, niente male.
 
Anche gli Atleti e gli Artisti con lo sguardo a New York – Una curiosità. Lasciando scorrere il romanzo statistico assemblato dall’Amministrazione fiscale Usa, in fondo alla prima risma compare una figura espressiva di percettore di guadagni, l’artista. A seguire è la volta degli atleti. Tutti rigorosamente stranieri e, al contempo, brillanti percettori di remunerazioni di fonte statunitense. In particolare, si tratta d’una popolazione di 12mila individui che, nel corso del 2009-2010, hanno ricondotto sui loro bilanci altrettanto creativi oltre mezzo miliardo di dollari. Al dunque, la creatività, atletica o puramente espressiva ha consentito a questo mini-esercito di contribuenti di guadagnare più di mezzo miliardo di dollari e di lasciare al fisco all’incirca 103 milioni di dollari d’imposte e tasse. Tutto qui. Anche l’arte, e il gesto atletico, trovano la loro isola. Naturalmente, dopo averla affondata nella loro spiccata gestualità creativa che pone gli Usa in un cono lievemente ombroso. L’arte è arte.
 
Il Natale delle imprese Se l’arte riceve un regalo le imprese vedono già, in anticipo, il Natale dei cespiti in ingresso. Una vera e propria montagna di dollari sonanti. Per intenderci, si tratta d’un tesoro di ben 390 miliardi di dollari, da ripartire tra 363mila società. Una scommessa vinta, per molti, un game a costo zero, per una sottile minoranza, una stupefacente escalation per una quota significativa, nient’affatto simbolica. Nel complesso, questi guadagni miliardari sono costati all’incirca 5 miliardi di dollari di tasse e imposte debitamente trattenute e riscosse dagli agenti del fisco. Il resto, invece, è stato prontamente mixato, dopo opportuna benedizione, con i rispettivi patrimoni d’ogni singola azienda. I tempi sono duri, e i doni non si rifiutano, specie se ricchi. Il capitolo dei reinvestimenti, infatti, sarà studiato a monte della crisi che, al momento, è ben presente sui mercati e sull’economia reale.
 
Anche i Governi e le Organizzazioni internazionali partecipano – La storia consegnataci dal fisco Usa si chiude con un dato riportato su di un rigo. Il contenuto è il seguente: i Governi, stranieri, e le Organizzazioni internazionali hanno ricevuto 43 miliardi di dollari. Il prezzo? 20 milioni di dollari in contanti. Quindi, applauso con brindisi dei Governi sempre più attaccati alle stelle statunitensi, almeno nel business. Naturalmente, anche gli Stati investono. 30miliardi sono interessi maturati, 9 miliardi dividendi e altro. 4miliardi categorizzati sotto un’etichetta talmente illeggibile che già molti osservatori hanno iniziato a costruire possibili disegni anomali con al centro strani movimenti internazionali.
 
E gli intermediari? – Anche gli esperti del settore investment si sono aggiudicati la loro fetta di torta. Naturalmente, proporzionata ai guadagni generali. Dunque, 75 miliardi di dollari così ripartiti: 54 miliardi di interessi, 20 miliardi di dividendi e il resto in royalty. Guadagni significativi. In media, più di 3,5 milioni di dollari per ogni singolo professionista o esperto gestore di riferimento, nel complesso 21mila soggetti. Insomma, tutti soddisfatti, tranne il contribuente americano medio, il cui portafoglio titoli piange, mentre il salvadanaio continua a lacrimare, i consumi a spegnersi e campeggia uno strano, e oramai insultante per molti, “Yes, we can………”, che molti oramai rimbalzano in “When???”.
 
Stefano Latini
pubblicato Giovedì 10 Novembre 2011

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