Dal mondo
Usa, Cina ed Eurolandia
entrate fiscali in tempi di crisi
Alla luce dei dati sulle entrate fiscali il trend più allettante si conferma quello del Dragone cinese
tasse tra le nuvole

Nel 2007, l'anno che precede e in cui matura la crisi, le entrate fiscali di Cina e Stati Uniti erano pari, una volta sommate, a quelle dei Paesi membri di Eurolandia. In pratica, all'incirca 2.300 miliardi di euro. Ora, nonostante la crisi e i trend differenti delle rispettive economie, sommando le entrate fiscali della Cina e degli Usa, si finisce sempre per eguagliare il gettito dei tributi dei Paesi che hanno aderito alla moneta unica europea. Insomma, sembrerebbe quasi che nessuna crisi sia passata e nessuna stagnazione sia in atto. Almeno analizzando gli andamenti generali delle entrate fiscali dei tre maggiori protagonisti dell'economia mondiale.

La Cina sul tetto del Fisco - Alla luce dei dati sulle entrate fiscali delle tre maggiori macroaree oggi esistenti, infatti, il trend decisamente più allettante si conferma quello del Dragone cinese che, nonostante le turbolenze dei mercati e della finanza globali nel corso del periodo più nero dell'economia-mondo, 2007-2010, ha fatto registrare un balzo in avanti pari a 340miliardi di euro rispetto al bottino di tasse e imposte messo al sicuro nell'anno ante-crisi, il 2007. Una performance senza rivali che non sembra proprio ammettere giudizi alternativi. Insomma, il fisco cinese raccoglie imperturbabile miliardi e miliardi di euro in più ogni anno, evidenziando un tasso di crescita che segue costantemente la speditezza dell'economia domestica e il suo consolidamento.



Nel grafico è riportato l'andamento delle entrate fiscali cinesi nel corso dell'attuale periodo di crisi, 2007-2010.
Fonte: Ocse/Amministrazione finanziaria cinese.
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)

Il caso americano - Spostandoci sull'Atlante del fisco mondiale, gli Usa offrono un panorama contabile quasi opposto rispetto a quello cinese. Lo scivolare del Pil, e il rallentare progressivo dell'economia statunitense, infatti, hanno avuto l'effetto atteso. In pratica, le entrate tributarie sono andate via via riducendosi nella penombra della crisi scivolando dal tesoro record di 1.890 miliardi di euro nel 2008, fino ai 1614 miliardi di euro dell'anno successivo, il 2009. Il 2010 e il 2008, invece, costituiscono due insolite anomalie che molti studiosi stanno cercando di risolvere. Innanzitutto, la crisi si manifesta già sul finire del 2007, ma l'anno successivo risparmia le entrate fiscali. Perché? Inutile rispondere, anche perché il primo danno s'è riversato sulle tasche dei grandi big del credito, mentre soltanto nel 2009 il rosso ha rivelato le sue criticità anche sui bilanci dei contribuenti e dei consumatori. Insomma, questione di tempi, ovvero, tutto dipende, ed è dipeso, dalla singolare elasticità della crisi, iniziata dall'alto e scesa verso il basso. Dinamica questa antitetica rispetto alla prassi normale che coglie sempre nello stop dei consumi, quindi nel malessere dei contribuenti la fonte del reverse negativo. In questo caso, invece, è avvenuto l'esatto contrario. I primi a piangere sono stati i miliardari e, a seguire, i contribuenti medi, tuttora malmessi.



























Nel grafico è riportato l'andamento delle entrate fiscali statunitensi nel corso dell'attuale periodo di crisi, 2007-2010.
Fonte: IRS
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)

Grazie euro - Per Eurolandia, invece, il trend relativo all'impoverimento delle entrate fiscali è rimasto lo stesso, decisamente stretto al tradizionalismo del pensiero economico. E' comunque da sottolineare come, nonostante la lentezza dell'economia, la precarietà del pil, il rosso dei debiti sovrani, e i danni strutturali che condizionano da decenni l'Europa, ebbene, nonostante tutto i Paesi che fanno parte dell'Euroclub non sono affatto scivolati alla deriva della crisi. Le entrate fiscali, infatti, hanno tenuto, riducendosi di soli 170miliardi di euro al top della Crisi. Il perché del freno a mano con cui i tributi han rallentato il loro afflusso verso i rispettivi erari nazionali è dovuto, sempre per gli esperti, all'Euro. Insomma, la moneta unica, così contestata, sembra aver fornito uno scudo monetario insperato, senza il quale i Paesi europei sarebbero ora in condizioni assai peggiori.




Nel grafico è riportato l'andamento delle entrate fiscali dei Paesi euro nel corso dell'attuale periodo di crisi, 2007-2010.
Fonte: Eurostat.
(i valori riportati nel grafico sono espressi in miliardi di euro)
**Il dato riferito al 2010 è relativo ad una stima del gettito realizzata da diversi centri e organismi dell'Unione europea.  

Stefano Latini
pubblicato Mercoledì 6 Luglio 2011

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