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Dal mondo
Usa, scacco matto
al segreto bancario elvetico
al segreto bancario elvetico
In scena il primo atto della fine della riservatezza svizzera da parte Usa con la richiesta avanzata agli istituti di credito
Gli Usa non si fermano. Prima i nomi di decine di migliaia di cittadini statunitensi che hanno utilizzato la piazza finanziaria elvetica, fin dal 2000, per evadere o eludere il fisco statunitense e, a seguire, i nomi delle centinaia di consulenti e di manager, dipendenti delle banche e degli istituti finanziari a cui i clienti americani si sono rivolti nel decennio passato. Insomma, sia i richiedenti, cioè gli evasori, sia i gran suggeritori, i dipendenti esperti delle banche, dovranno sedere di fronte alle Corti, ai giudici e nei tribunali statunitensi, alla pari, senza eccezioni, entrambi responsabili di danni erariali senza precedenti a discapito dell’intera economia Usa.
Più di 300 banche con circa 7mila miliardi di euro in cerca d’autore – E dopo aver atteso qualche secolo, infatti la riservatezza svizzera si solidifica cresce e si espande a partire dalla fine del Medioevo raggiungendo la definitiva consacrazione nel 1700, ora il momento in cui i capitali e i tesori avranno finalmente un nome. Nel complesso, nessuna delle oltre 300 tra banche, istituti e società finanziarie che operano sul territorio confederale sarà risparmiata. Naturalmente, da mesi sia gli inviati dell’Amministrazione finanziaria statunitense, in particolare dell’Agenzia delle Entrate, l’Irs, sia le autorità elvetiche sono alla ricerca d’un accordo che, in ogni caso, eviti l’avvio di centinaia forse migliaia di processi. Dunque, il tentativo sarebbe quello di definire il quantum, in denaro, che ogni istituto coinvolto sarebbe chiamato a rifondere al Tesoro, al Dipartimento di Stato, all’Agenzia delle Entrate e, per finire, al Dipartimento di Giustizia statunitensi. Tutti protagonisti a vario titolo, con la regia tecnica delle Entrate e la guida normativa dei Giudici Usa, della stretta sul segreto bancario svizzero, o di ciò che ne resta nonostante i distinguo che da Berna si diffondono al fine di calmierare le fibrillazioni e i timori della piazza finanziaria svizzera. Naturalmente, i nomi dei clienti Usa e le transazioni operate saranno trasmesse assieme al pagamento delle sanzioni. Dunque, l’addio alla riservatezza non è più in discussione risultando scontato.
La prima parte della fine del segreto bancario elvetico scatterà il 23 gennaio – É il giorno in cui scade la prima richiesta trasmessa a un campione di 11 banche svizzere. Queste per la prima volta dovranno fornire, oltre ai nomi dei clienti e ai report sulle transazioni effettuate, anche i nomi dei loro dipendenti generalmente esperti e super-consulenti finanziari, che hanno di fatto assistito i contribuenti Usa con l’intento di frodare il fisco del Paese d’appartenenza, cioè gli Stati Uniti d’America. I nomi sono i più diversi e variegati, che ben esprimono le differenze e le diversità dl sistema finanziario svizzero. Nel dettaglio, istituti d’antica origine, ma non eccezionalmente grandi, come la Wegelin & Co, una delle prime banche di antico lignaggio ma con patrimoni e asset finanziari che non superano i 30miliardi di euro, assieme alle superbanche dell’era gloable come Credit Suisse, con un patrimonio che oltrepassa i 1000 miliardi di euro, e ancora Julius Baer, che gestisce soltanto determinati tesori, e la più regionale delle banche, la Basler Kantonalbank, costituiscono un primo campione che sarà chiamato a intaccare profondamente il segreto bancario già il 23 gennaio. Nel complesso si tratta di oltre 1300 miliardi di euro che saranno disaggregati, riferiti a qualche migliaio di contribuenti Usa e trasmessi alle autorità competenti. E questo a meno d’un accordo dell’ultimo minuto tra Berna e Washington che ne ridimensioni la portata o, nel caso delle procedure formali e sulla base delle motivazioni su cui le richieste viaggeranno all’indirizzo delle banche svizzere, non si ravvisino errori da parte dei giudici e dei procuratori statunitensi chiamati a formalizzare le richieste. Insomma, una sorta di ultima chance per evitare il ghigliottinamento del segreto bancario elvetico.
Stefano Latini
pubblicato Lunedì 16 Gennaio 2012
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