Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato alle 14:30
Campania
Falsi crediti Iva in compensazione per oltre 44 milioni di euro
Recuperati 7,3 milioni, la frode messa in atto da un sodalizio di cittadini spagnoli sotto una regia italiana
Società - veicolo usate per creare crediti Iva inesistenti. Una frode su scala nazionale nel settore dell’abbigliamento è stata scoperta dall’Ufficio Grandi contribuenti della Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate della Campania. Per svelare il complesso disegno fraudolento sono scese in campo anche altre strutture regionali dell’Agenzia e la Guardia di Finanza.
Frode “europea” ma regia italiana - Il meccanismo, ben consolidato, era posto in essere da un sodalizio di cittadini spagnoli sotto una regia italiana. Prevedeva la costituzione e/o l’acquisizione di società in stato prefallimentare, oppure inattive e prima operanti in altri settori, le quali, una volta contabilizzati crediti Iva inesistenti, venivano cedute più volte. In tal modo, nell’arco di un breve periodo di tempo, veniva realizzato una sorta di “lavaggio del credito IVA”, attraverso una veloce sostituzione dei soggetti che confluivano alla fine in un’unica società, realmente esistente, fruitrice dei falsi crediti in compensazione. Le organizzazioni avevano sede in tutta Italia.
Falsi crediti per compensare l’Iva dovuta - Tale meccanismo, reiterato nel tempo, ha consentito alla società, fin dal 2002, di azzerare interamente il debito Iva di oltre 44 milioni di euro utilizzando, in compensazione dell’Imposta dovuta, dei falsi crediti precostituiti con il meccanismo fraudolento. Una volta “adempiuto” al loro compito evasivo, le società veicolo venivano trasferite all’estero per sottrarle agli eventuali controlli del Fisco. Le motivazioni alla base dell’indagine, partita dalla Campania, sono state accolte dalle Commissioni Tributarie Provinciali di Milano e di Napoli che hanno riconosciuto la bontà e la fondatezza delle prove e delle motivazioni elaborate dall’Agenzia facendo emergere l’ingente somma indebitamente sottratta al Fisco.
Il meccanismo scoperto e l’incasso effettivo - La conoscenza del modus operandi dei soggetti coinvolti ha indotto l’Ufficio ad estendere il controllo della liquidazione Iva di gruppo a società riconducibili ai medesimi soggetti. Considerato il notevole importo delle eccedenze IVA a credito trasferite alla capogruppo, il controllo é stato indirizzato verso l’effettiva esistenza delle transazioni commerciali che generavano i falsi crediti. Dall’attività di intelligence svolta è emerso che questi traevano origine da operazioni di acquisto effettuate con società cartiere riconducibili sempre ai medesimi soggetti.
Appurata la reale esistenza della polizza fideiussoria a garanzia del credito trasferito, l’Ufficio Grandi contribuenti ha provveduto, per la parte di propria competenza, all’escussione della garanzia di 7,3 milioni di euro dalla compagnia assicuratrice della società, che ha regolarmente assolto i propri impegni. Sono in corso ulteriori procedure per l’escussione di altri 20 milioni di euro da parte delle due Direzioni Provinciali di Napoli.
Frode “europea” ma regia italiana - Il meccanismo, ben consolidato, era posto in essere da un sodalizio di cittadini spagnoli sotto una regia italiana. Prevedeva la costituzione e/o l’acquisizione di società in stato prefallimentare, oppure inattive e prima operanti in altri settori, le quali, una volta contabilizzati crediti Iva inesistenti, venivano cedute più volte. In tal modo, nell’arco di un breve periodo di tempo, veniva realizzato una sorta di “lavaggio del credito IVA”, attraverso una veloce sostituzione dei soggetti che confluivano alla fine in un’unica società, realmente esistente, fruitrice dei falsi crediti in compensazione. Le organizzazioni avevano sede in tutta Italia.
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pubblicato Martedì 24 Gennaio 2012
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