Emilia Romagna
Un “baco” informatico
da 18 milioni di euro
Evasione record recuperata dalle Entrate di Bologna, sei cartiere per le false compensazioni IVA
Con un fatturato da 13 milioni di euro, un’azienda bolognese attiva nel commercio di componenti informatici dichiarava 15mila euro di reddito imponibile. Grazie all’utilizzo di cartiere che gli permettevano di acquisire crediti Iva inesistenti.

La maxi-evasione è stata scoperta dall’Agenzia delle Entrate di Bologna, che ha contestato alla società un debito nei confronti del fisco di 18 milioni di euro, tra imposte e sanzioni. L’accertamento, finito davanti alla Commissione Tributaria Provinciale, ha ricevuto la convalida dei giudici, che hanno riscontrato nel comportamento dell’azienda una volontà palesemente fraudolenta.
 
L’azienda sosteneva di essersi “imbattuta” in acquisti sospetti in totale buona fede e in modo “casuale”. Ma le indagini del fisco hanno svelato una rete di transazioni finalizzate esclusivamente alla frode fiscale, attraverso lo schema classico della frode carosello.
 
La società bolognese acquistava il materiale informatico da imprese-fantoccio che fungevano da “interposti”, almeno sei, con sede in diverse zone d’Italia (alcune addirittura risultate irrintracciabili presso la sede legale). Queste emettevano fatture false a favore della stessa “centrale” emiliana, che grazie all’escamotage poteva acquisire un credito Iva da utilizzare in compensazione (per abbattere le imposte) o da chiedere a rimborso, ma anche abbassare i prezzi della merce, con un conseguente danno per la concorrenza. Le operazioni commerciali con le cosiddette cartiere, diversamente da quanto sostenuto dai responsabili dell’azienda, erano tutt’altro che fortuite e rappresentavano oltre il 90% del totale degli acquisti effettuati.
 
La Commissione tributaria, alla luce della quantità di prove raccolte dai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, ha stabilito che le operazioni con i soggetti interposti “non possono non essere considerate come presunzioni di connivenza con la ricorrente”, condannando il contribuente a versare circa 10 milioni di euro di maggiore imposta accertata, insieme a 8 milioni di sanzioni.  

I responsabili della società sono stati denunciati alla Procura della Repubblica per i risvolti penali della vicenda.

pubblicato Lunedì 25 Ottobre 2010

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