Puglia
Bari, focus sulle novità del contenzioso tributario
Reclamo e mediazione gli argomenti clou del convegno. Tra i relatori, il Direttore regionale Entrate, Aldo Polito
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Scocca l’ora della mediazione sotto il cielo di Bari. Nel capoluogo pugliese si è tenuto oggi, presso la Camera di Commercio, il convegno inaugurale del corso di formazione teorico-pratica sul processo tributario, organizzato dalla Fondazione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, con il patrocinio del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria. I relatori sono stati chiamati a confrontarsi, dunque, con il tema delle “Novità del processo tributario”, ma fin dai saluti, è stato l’istituto pre-contenzioso del reclamo e mediazione ad occupare la scena. Tra critiche e aspettative, infatti, la novità introdotta dall’articolo 39 del d. l. n. 98/2011 suscita dibattito intorno alle incognite da colmare attraverso la prassi e intorno agli effetti, presunti, che l’applicazione dell’istituto potrà comportare.

Il tavolo di presidenza- La prima parte del convegno, dedicata come di consueto ai saluti, ha visto la partecipazione dei rappresentanti di tutte le parti coinvolte nella dinamica processuale: per i professionisti, è intervenuto Giorgio Treglia, presidente dell’Ordine barese dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili; Aldo Polito, direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate e Francesco Paolo Chimienti, direttore provinciale di Bari, hanno dato voce al punto di vista dell’Amministrazione finanziaria; la squadra dei giudici è stata rappresentata dal presidente della Commissione tributaria regionale, Ennio Sepe, dal presidente della Commissione provinciale di Bari, Aldo D’Innella e dal presidente del Consiglio di Giustizia tributaria, Daniela Gobbi. Il convegno è stato anche l’occasione per l’esordio di Salvatore Paracampo, in qualità di presidente del collegio del Garante del Contribuente, di fresco insediamento nel capoluogo pugliese.

A proposito di formazione - I saluti rivolti alla platea della Camera di Commercio da Giorgio Treglia e Daniela Gobbi hanno avuto ad argomento la formazione per i professionisti della consulenza e per i giudici tributari. L’esigenza di aggiornarsi ed affinare conoscenze e metodo di lavoro è molto sentita dai professionisti, impegnati in prima linea nella lotta all’evasione, purché essa non giustifichi compressioni della tutela dei diritti del contribuente. Daniela Gobbi ha rilanciato gli argomenti di Treglia, proponendo iniziative e sinergie utili a fare della giustizia tributaria una materia apprezzata e riconosciuta. In proposito, il presidente dell’organismo di autogoverno della magistratura tributaria ha previsto che il prossimo inserimento nella funzione di circa duemila giudici provenienti dalla magistratura ordinaria richiederà un notevole impegno in termini di formazione, per trasferire esperienze e sensibilità del campo fiscale. Sepe e D’Innella sono stati d’accordo nell’apprezzamento verso il corso di formazione, quale momento di qualificazione utile a lavorare con proficuità. Sepe, in particolare, ha espresso dispiacere per i tagli alle risorse dell’apparato giudiziario che penalizzano proprio la formazione. D’Innella, da parte sua, ha auspicato l’uniformazione del processo tributario al modello del giusto processo da celebrare in tempi brevi e ha proposto all’uditorio alcune riflessioni sui meccanismi che oggi costituiscono un inciampo alla linearità e alla velocità del processo tributario. Istanze di sospensione e frequenza dei ricorsi in Cassazione sono, secondo il presidente della CTP, i maggiori ostacoli sulla strada dell’efficienza.

Aldo Polito ha rivolto la sua attenzione alle nuove frontiere della formazione. In un contesto di vivace mutevolezza normativa, occorre ripensare il metodo e gli strumenti della formazione per restituire centralità ed efficacia al momento didattico. Il direttore ha suggerito il ricorso consapevole alle nuove tecnologie come fattori abilitanti di un percorso che sottragga la formazione al dominio della retorica e la restituisca alla naturale funzione di strumento per il lavoro. La simulazione in aula, in particolare, potrebbe offrire opportunità utili allo scambio dei punti di vista e allo sviluppo culturale condiviso tra i diversi attori della fiscalità. A seguire, Francesco Paolo Chimienti ha dichiarato la piena disponibilità degli uffici baresi dell’Agenzia delle Entrate a raccogliere la sfida del reclamo-mediazione per agire, innanzitutto, sulla qualità degli atti di accertamento. Il nuovo istituto, secondo il dirigente, agirà da pungolo e potrà svolgere una funzione anche dirompente nell’approccio al procedimento, a condizione che tutti i protagonisti acquisiscano una mentalità orientata alla ricerca di soluzioni e non al formalismo capzioso.
Il presidente del Garante ha svolto una breve disamina dei requisiti oggettivi e della procedura del reclamo, con l’occhio rivolto all’articolo 24 della Costituzione ed all’esercizio dei diritti di difesa da parte del contribuente. Salvatore Paracampo ha, poi, spostato l’accento sul funzionamento della riscossione e ha illustrato punti di discrasia che, nella sua opinione, possono rendere difficoltosa, o almeno onerosa, l’attività di difesa.

Nel vivo del reclamo - Il passaggio dai saluti alla fase delle relazioni si è realizzato con la voce di Salvatore Sodano, consigliere dell’ODCEC di Bari. Il professionista ha introdotto alcune sollecitazioni, utili ad avviare la discussione intorno al reclamo e alla mediazione. Le criticità e i limiti dell’istituto spaziano, a parere di Sodano, dalla questione delle spese per sostenere la difesa in sede di reclamo, ai rapporti tra il procedimento della mediazione e l’attività di riscossione, ai tempi della definizione della pretesa. Su tutti questi aspetti, i professionisti attendono i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Ogni previsione, tuttavia, è subordinata al dovere di adottare un approccio corretto da entrambi i fronti, Amministrazione e professionisti, senza appigliarsi ai cavilli e agendo secondo deontologia.
La risposta del giudice Sepe non si è fatta attendere. Il presidente della Commissione tributaria regionale, infatti, ha svolto una relazione appassionata e dettagliata sulle frizioni che il reclamo introduce nell’ordinamento tributario. Gli argomenti utilizzati per formulare la critica all’istituto sono stati di ordine procedurale e sostanziale, con enfasi specifica sulla duplicazione di istituti che il reclamo-mediazione comporta, sull’intralcio nell’accesso alla giurisdizione, sulla vulnerazione del diritto di difesa e, in generale, sugli effetti negativi prodotti dalle norme del d. l. n. 98/2011 sullo status dei giudici tributari. Il secondo capitolo della relazione di Sepe è stato dedicato alla concentrazione della riscossione nell’accertamento.

La replica del direttore Polito ha tralasciato gli spunti de iure condendo, che mal si adattano al ruolo di un funzionario pubblico, e si è soffermata sulla visione di sistema. Polito, dunque, ha osservato che le novità normative hanno sempre suscitato resistenze nella storia e, tuttavia, molte di queste previsioni si sono rivelate, nel tempo, fattori di ammodernamento e progresso. La funzione del reclamo-mediazione non può essere adeguatamente compresa, inoltre, se non viene tolta dall’isolamento nel quale è inquadrata ad opera di molti commentatori, per essere inserita dentro il lungo percorso di investimento sul contraddittorio che il legislatore ha inaugurato a partire dalla fine degli anni Novanta. Se è prematuro, dunque, raffigurare un quadro di possibili ostacoli al decollo del reclamo, in rapporto anche all’attuale assetto del procedimento tributario, non è affatto presto, invece, per cominciare a lavorare sul’ottimismo della volontà. Questa attitudine si sostanzia, secondo il direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate, nell’intendere il ricorso al giudice come opzione residuale ed estrema, nel lavorare per comporre il quadro della corretta pretesa tributaria in sede amministrativa, a tutto vantaggio del contribuente, e nella rigorosa adesione al dettato della Costituzione che impone al funzionario pubblico di agire con imparzialità e rispetto della legge, nell’interesse del Paese.

Daniela Lopedote
pubblicato Venerdì 17 Febbraio 2012

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