Toscana
A Siena scoperta maxi evasione internazionale
Recuperati oltre 2,5 milioni di euro da imprenditore che occultava redditi in società estere
Sono stati recuperati oltre 2 milioni e mezzo di euro sottratti al Fisco italiano da un imprenditore senese operante nel settore dell’agriturismo, ritenuto l’effettivo titolare di una società interposta con sede in Vaduz-Liechtenstein su cui transitavano i redditi occultati. L’operazione coordinata fra Guardia di Finanza e Agenzia dell’Entrate, avviata nel marzo 2008 dal Comando provinciale di Siena e conclusa dall’Ufficio delle Entrate di Siena, ha permesso di scoprire un’evasione fiscale internazionale, cosiddetta “estero su estero” ma interamente tassabile in Italia.
L’imprenditore senese ha riconosciuto la correttezza delle ricostruzioni antielusive effettuate dall’Agenzia sulla base delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza, aderendo così all’accertamento emesso dall’Ufficio finanziario che ha quantificato l’imposta evasa in oltre un milione e 700mila euro. Con interessi e sanzioni, il totale dovuto ammonta ad oltre 2 milioni e mezzo di euro. L’operazione è stata ricostruita grazie alla documentazione extra-contabile rinvenuta dalla Guardia di Finanza nel domicilio del contribuente e in alcuni studi di consulenza di Milano. Il sistema scoperto è quello, classico, delle scatole cinesi: due società estere sono partecipate da una terza società-filtro interposta - dietro la quale agisce l’imprenditore – che ha sede nel piccolo principato.
La vendita delle azioni delle due società fa maturare una plusvalenza che solo apparentemente è imputabile alla società-filtro: in realtà è l’imprenditore senese il percettore effettivo dei redditi derivanti dalla plusvalenza realizzata con la cessione del pacchetto azionario delle due società (le cui partecipazioni sono detenute, è bene ricordarlo, dalla terza società interposta con sede in Vaduz-Liechtenstein).
I movimenti di denaro transitati su conti esteri non bastano a sottrarre al Fisco italiano un’operazione da tassare totalmente in Italia. Di qui la contestazione di omessa dichiarazione della plusvalenza a carico dell’imprenditore che, nelle memorie difensive seguite alla notifica del PVC, ha sostanzialmente accolto l’impianto presuntivo di Entrate e Finanza senza opporre eccezioni in punto di diritto. In sostanza le presunzioni gravi, precise e concordanti che hanno svelato l’interposizione fittizia e sorretto la ricostruzione delle operazioni “estero su estero” sono risultate così fondate e ben argomentate da rendere praticamente inattaccabili le pretese tributarie definite in applicazione della norma antielusiva prevista dal terzo comma dell’articolo 37 del DPR 600/73.  
Enrico Casini
pubblicato Venerdì 16 Gennaio 2009

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