Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato alle 20:03
Normativa e prassi
Piano controlli 2011: nel mirino,
"recidivi" e situazioni a rischio
"recidivi" e situazioni a rischio
Accertamenti concentrati soltanto dove ce n'è veramente bisogno. Tutoraggio per 2mila imprese
Raggiunti gli obiettivi 2010, quest'anno vanno sfruttati i margini ancora a disposizione per ulteriori miglioramenti. Con la circolare 21/E del 18 maggio, l'Agenzia fornisce ai propri uffici le indicazioni per ottimizzare le attività di prevenzione e contrasto all'evasione. Prima di tutto: affinare l'analisi del rischio, affinché l'attenzione cada su posizioni realmente caratterizzate da un alto quoziente di pericolosità. Una valutazione del rischio inappropriata può, infatti, portare a contestazioni che non pagano lo sforzo messo in campo; l'indirizzo è focalizzare l'analisi sui comportamenti evasivi che, per loro natura, si prestano ad essere sistematicamente reiterati (ad esempio, l'omessa contabilizzazione di una parte dei ricavi conseguiti).
È la prima delle linee strategiche antievasione indicate nella consueta circolare di indirizzo comunicata alle strutture locali delle Entrate (direzioni regionali e provinciali), chiamate a gestire in prima persona le attività di controllo, in considerazione del fatto che, nel 2011, è entrata a regime la riorganizzazione dell'Agenzia iniziata nel 2009. L'appello è, dunque, rivolto in particolare ai direttori Provinciali che devono potenziare i rapporti di collaborazione tra i responsabili degli uffici Controllo e Territoriali, perché si realizzi una condotta condivisa e unitaria delle attività in questione, mettendo a frutto la conoscenza della realtà "fiscale" del territorio di competenza.
Il documento di prassi, che conferma per grandi linee gli indirizzi forniti con le omologhe circolari 13/2009 e 20/2010, è suddiviso come sempre in due grandi capitoli, "attività specifiche" e "attività trasversali".
Attività specifiche
Analizziamo, in sintesi, le nuove "specificità" relative alle diverse categorie di contribuenti, a cui corrispondono differenti indirizzi operativi.
Grandi contribuenti
Novità normative a parte, che di per sé impattano sulle modalità di effettuazione dei controlli (si pensi agli oneri documentali nell'ambito della disciplina del transfer pricing oppure agli accertamenti "unici" per le società in regime di consolidato fiscale), si amplia la platea dei soggetti sottoposti a "tutoraggio". L'asticella dei grandi contribuenti è stata, infatti, abbassata con il provvedimento del direttore del 20 dicembre 2010, attraendo tutte le imprese che nel 2009 hanno registrato un volume d'affari (o un ammontare di ricavi) non inferiore a 150 milioni di euro (nel 2010, il limite era fissato a 200 milioni per il 2008).
Tra i parametri da utilizzare per la valutazione dell'intensità di rischio, c'è quello della verifica del rispetto della soluzione interpretativa indicata dall'Agenzia in sede di risposta alle istanze di interpello.
Imprese di medie dimensioni
L'analisi del rischio è il punto di partenza anche per le imprese di medie dimensioni. L'ulteriore scrematura dei soggetti da controllare (va ricordato che, sulla base del Dl 78/2010, vanno elaborati piani di intervento che riguardino almeno un quinto della "popolazione") andrà effettuata, a parità di rischio, sulla base dell'assenza di controlli negli ultimi quattro anni e, al contrario, sulla presenza di perdite "sistemiche".
Un'attenzione particolare andrà riservata al controllo del corretto adempimento degli obblighi in materia di Iva, interna e internazionale.
Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi
Tenendo ferme le indicazioni già fornite con le circolari 13/2009 e 20/2010, il vademecum di quest'anno prescrive di:
Enti associativi, Onlus, società cooperative e settore agricolo
Grande enfasi è data, anche per il 2011, al contrasto agli abusi dei regimi agevolativi concessi a tali tipologie di contribuenti.
Per le Onlus, una "cura particolare" va riservata alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti presso le Regioni o le Province. Scopo: intercettare chi svolge vere e proprie attività produttive e commerciali, non marginali.
Un'accelerazione è richiesta, poi, sui controlli alle cooperative. Attività che va condotta dando la precedenza, in relazione alle realtà produttive locali, alle società operanti nei settori di attività che presentano maggior pericolo di evasione e/o di elusione, come le cooperative edilizie di abitazione, le cooperative di produzione e lavoro che operano nei settori dei servizi sanitari e sociali, delle pulizie, delle telecomunicazioni, eccetera. Profili di rischio specifico sono rappresentati dalla persistenza di crediti Iva, da perdite che denotano situazioni apparentemente antieconomiche, da evidenti incoerenze degli indicatori gestionali (ad esempio, il costo del lavoro rispetto ai ricavi di vendita).
Infine, un occhio di riguardo va prestato, nell'ambito dei soggetti operanti nel settore agricolo, agli agriturismi, laddove le informazioni in possesso degli uffici evidenzino la possibile esistenza di vere e proprie imprese commerciali di ristorazione e alberghiere.
Persone fisiche
Maggiori accertamenti parziali automatizzati, avvicinarsi il più possibile ai 35mila controlli da redditometro (ma che siano di "qualità"), campagne di accessi da svolgere con la massima tempestività.
Quanto al primo punto, le posizioni saranno selezionate centralmente e riguarderanno "redditi di lavoro dipendente" e "redditi di fabbricati".
In relazione all'accertamento sintetico, si dovranno tenere presenti le indicazioni contenute nel piano straordinario dei controlli previsto già dal 2008, che mira ad aumentare il numero delle verifiche fino a raggiungere quota 40mila. A questo proposito, va data la massima priorità ai casi di forte sperequazione tra elementi che evidenziano una "certa" capacità contributiva e redditi dichiarati, evitando di avviare controlli che portino alla contestazione di un maggior reddito di ammontare esiguo.
Attività trasversali
In questo ambito si inserisce il contrasto ai fenomeni di frode in materia di Iva che continua a essere una necessità sia in ambito europeo sia nazionale. Sempre più determinante, da questo punto di vista, è il costante utilizzo degli strumenti di cooperazione amministrativa, come il gruppo Eurofisc, che consente il monitoraggio in tempo reale dei flussi informativi tra i diversi Paesi. In campo nazionale continua a operare la cabina di regia operativa che vede impegnate le Entrate, le Dogane e la Guardia di finanza.
Sul fronte dell'evasione internazionale, l'attenzione va posta, in particolare, sugli illeciti trasferimenti all'estero, da parte di contribuenti nazionali, di attività produttive di reddito, sulle residenze fittizie e sulle estero-vestizioni di entità (trust, società anonime, eccetera): tutti "trucchi" finalizzati all'evasione fiscale. Per combattere tali fenomeni si rende indispensabile la cooperazione internazionale. L'attività di contrasto sarà coordinata dall'Ucifi e supportata dalle informazioni provenienti dagli esperti della Gdf dislocati all'estero.
Infine, in tema di riscossione, si punta sullo stretto coordinamento con le società del gruppo Equitalia e sul decreto legge 78/2010. In particolare, l'articolo 29 del provvedimento prevede dal prossimo 1° luglio l'efficacia di titolo esecutivo degli avvisi d'accertamento. A ciò si aggiunge la maggior tutela dell'interesse erariale nelle transazioni fiscali, la semplificazione delle procedure tra Agenzia delle Entrate e agente della riscossione nei casi di concordato fallimentare, l'accelerazione delle procedure per l'insinuazione dei crediti tributari in caso di fallimento e l'inasprimento delle pene previste per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per quest'ultimo reato, consistente nel compiere atti fraudolenti o alienazioni simulate oppure, in sede di transazione fiscale, nel sottovalutare le risorse aziendali, la pena è stata portata sino a sei anni di reclusione.
È la prima delle linee strategiche antievasione indicate nella consueta circolare di indirizzo comunicata alle strutture locali delle Entrate (direzioni regionali e provinciali), chiamate a gestire in prima persona le attività di controllo, in considerazione del fatto che, nel 2011, è entrata a regime la riorganizzazione dell'Agenzia iniziata nel 2009. L'appello è, dunque, rivolto in particolare ai direttori Provinciali che devono potenziare i rapporti di collaborazione tra i responsabili degli uffici Controllo e Territoriali, perché si realizzi una condotta condivisa e unitaria delle attività in questione, mettendo a frutto la conoscenza della realtà "fiscale" del territorio di competenza.
Il documento di prassi, che conferma per grandi linee gli indirizzi forniti con le omologhe circolari 13/2009 e 20/2010, è suddiviso come sempre in due grandi capitoli, "attività specifiche" e "attività trasversali".
Attività specifiche
Analizziamo, in sintesi, le nuove "specificità" relative alle diverse categorie di contribuenti, a cui corrispondono differenti indirizzi operativi.
Grandi contribuenti
Novità normative a parte, che di per sé impattano sulle modalità di effettuazione dei controlli (si pensi agli oneri documentali nell'ambito della disciplina del transfer pricing oppure agli accertamenti "unici" per le società in regime di consolidato fiscale), si amplia la platea dei soggetti sottoposti a "tutoraggio". L'asticella dei grandi contribuenti è stata, infatti, abbassata con il provvedimento del direttore del 20 dicembre 2010, attraendo tutte le imprese che nel 2009 hanno registrato un volume d'affari (o un ammontare di ricavi) non inferiore a 150 milioni di euro (nel 2010, il limite era fissato a 200 milioni per il 2008).
Tra i parametri da utilizzare per la valutazione dell'intensità di rischio, c'è quello della verifica del rispetto della soluzione interpretativa indicata dall'Agenzia in sede di risposta alle istanze di interpello.
Imprese di medie dimensioni
L'analisi del rischio è il punto di partenza anche per le imprese di medie dimensioni. L'ulteriore scrematura dei soggetti da controllare (va ricordato che, sulla base del Dl 78/2010, vanno elaborati piani di intervento che riguardino almeno un quinto della "popolazione") andrà effettuata, a parità di rischio, sulla base dell'assenza di controlli negli ultimi quattro anni e, al contrario, sulla presenza di perdite "sistemiche".
Un'attenzione particolare andrà riservata al controllo del corretto adempimento degli obblighi in materia di Iva, interna e internazionale.
Imprese di minori dimensioni e lavoratori autonomi
Tenendo ferme le indicazioni già fornite con le circolari 13/2009 e 20/2010, il vademecum di quest'anno prescrive di:
- destinare una quota crescente di controlli ai lavoratori autonomi, sfruttando le indagini finanziarie quale modalità istruttoria
- indirizzare gli accessi brevi, prevalentemente, alla verifica della veridicità dei dati dichiarati ai fini dell'applicazione degli studi di settore, del rispetto degli "obblighi strumentali" e della regolarità del personale impiegato
- fatti salvi specifici indizi di evasione che facciano "saltare" la regola, suddividere le verifiche su 2008 e 2009 fra primo e secondo semestre del 2011, privilegiando, in ogni caso il controllo delle annualità più recenti, compreso il 2009
- collaborare e coordinarsi, oltre che con la Guardia di finanza, con gli altri enti che svolgono attività ispettiva (in particolare, Inps, Siae e Comuni).
Enti associativi, Onlus, società cooperative e settore agricolo
Grande enfasi è data, anche per il 2011, al contrasto agli abusi dei regimi agevolativi concessi a tali tipologie di contribuenti.
Per le Onlus, una "cura particolare" va riservata alle organizzazioni di volontariato iscritte nei registri istituiti presso le Regioni o le Province. Scopo: intercettare chi svolge vere e proprie attività produttive e commerciali, non marginali.
Un'accelerazione è richiesta, poi, sui controlli alle cooperative. Attività che va condotta dando la precedenza, in relazione alle realtà produttive locali, alle società operanti nei settori di attività che presentano maggior pericolo di evasione e/o di elusione, come le cooperative edilizie di abitazione, le cooperative di produzione e lavoro che operano nei settori dei servizi sanitari e sociali, delle pulizie, delle telecomunicazioni, eccetera. Profili di rischio specifico sono rappresentati dalla persistenza di crediti Iva, da perdite che denotano situazioni apparentemente antieconomiche, da evidenti incoerenze degli indicatori gestionali (ad esempio, il costo del lavoro rispetto ai ricavi di vendita).
Infine, un occhio di riguardo va prestato, nell'ambito dei soggetti operanti nel settore agricolo, agli agriturismi, laddove le informazioni in possesso degli uffici evidenzino la possibile esistenza di vere e proprie imprese commerciali di ristorazione e alberghiere.
Persone fisiche
Maggiori accertamenti parziali automatizzati, avvicinarsi il più possibile ai 35mila controlli da redditometro (ma che siano di "qualità"), campagne di accessi da svolgere con la massima tempestività.
Quanto al primo punto, le posizioni saranno selezionate centralmente e riguarderanno "redditi di lavoro dipendente" e "redditi di fabbricati".
In relazione all'accertamento sintetico, si dovranno tenere presenti le indicazioni contenute nel piano straordinario dei controlli previsto già dal 2008, che mira ad aumentare il numero delle verifiche fino a raggiungere quota 40mila. A questo proposito, va data la massima priorità ai casi di forte sperequazione tra elementi che evidenziano una "certa" capacità contributiva e redditi dichiarati, evitando di avviare controlli che portino alla contestazione di un maggior reddito di ammontare esiguo.
Attività trasversali
In questo ambito si inserisce il contrasto ai fenomeni di frode in materia di Iva che continua a essere una necessità sia in ambito europeo sia nazionale. Sempre più determinante, da questo punto di vista, è il costante utilizzo degli strumenti di cooperazione amministrativa, come il gruppo Eurofisc, che consente il monitoraggio in tempo reale dei flussi informativi tra i diversi Paesi. In campo nazionale continua a operare la cabina di regia operativa che vede impegnate le Entrate, le Dogane e la Guardia di finanza.
Sul fronte dell'evasione internazionale, l'attenzione va posta, in particolare, sugli illeciti trasferimenti all'estero, da parte di contribuenti nazionali, di attività produttive di reddito, sulle residenze fittizie e sulle estero-vestizioni di entità (trust, società anonime, eccetera): tutti "trucchi" finalizzati all'evasione fiscale. Per combattere tali fenomeni si rende indispensabile la cooperazione internazionale. L'attività di contrasto sarà coordinata dall'Ucifi e supportata dalle informazioni provenienti dagli esperti della Gdf dislocati all'estero.
Infine, in tema di riscossione, si punta sullo stretto coordinamento con le società del gruppo Equitalia e sul decreto legge 78/2010. In particolare, l'articolo 29 del provvedimento prevede dal prossimo 1° luglio l'efficacia di titolo esecutivo degli avvisi d'accertamento. A ciò si aggiunge la maggior tutela dell'interesse erariale nelle transazioni fiscali, la semplificazione delle procedure tra Agenzia delle Entrate e agente della riscossione nei casi di concordato fallimentare, l'accelerazione delle procedure per l'insinuazione dei crediti tributari in caso di fallimento e l'inasprimento delle pene previste per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per quest'ultimo reato, consistente nel compiere atti fraudolenti o alienazioni simulate oppure, in sede di transazione fiscale, nel sottovalutare le risorse aziendali, la pena è stata portata sino a sei anni di reclusione.
r.fo.
pubblicato Mercoledì 18 Maggio 2011
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