Venerdì 25 Maggio 2012 - Aggiornato alle 10:37
Sala lettura
Società estere: regime delle CFC ed esterovestizione

autore:
L. Miele, G. Rolle, V. Russo
editore:
Ipsoa
pagg:
340
Tema di grande attualità, che si riferisce a una pratica particolarmente diffusa nell’economia globale, quello delle società esterovestite ha meritato un posto nella collana "Temi di reddito d'impresa” di Ipsoa. Il volume analizza le delucidazioni fornite dall'Agenzia delle Entrate in merito alla nuova disciplina delle Cfc e si propone come strumento indispensabile per dare soluzione a diverse problematiche operative e interpretative che si presentano quotidianamente nella vita delle imprese. Con l’introduzione nell’ordinamento italiano della disciplina Cfc, è stato fornito all’Amministrazione finanziaria un potente strumento per la lotta ai fenomeni di elusione e di arbitraggio fiscale di carattere internazionale. In Italia, così come in tutti i paesi economicamente avanzati, la lotta a queste pratiche diffuse sta assumendo sempre maggiore rilevanza. A tal proposito la normativa italiana in materia di esterovestizione e di Controlled foreign companies (Cfc) ha lo scopo di contrastare la delocalizzazione artificiosa di redditi prodotti nel nostro Paese attraverso la creazione della residenza fiscale fittizia della società all'estero e quindi l’attribuzione di questi utili a una controllata estera che diventa schermo giuridico. Nella norma sulle società esterovestite soggette all’Ires, e secondo il principio della worldwide taxation, il requisito della residenza ha particolare importanza ai fini dell’eventuale imposizione tributaria in Italia di tutti i redditi ovunque prodotti. La materia delle Cfc ha subito importanti modifiche normative, che hanno fatto si che queste venissero applicate, non solo alle società localizzate nei cosiddetti paradisi fiscali, ma anche in quelli a fiscalità ordinaria, compresi i Paesi dell’Unione europea, se si presentano le condizioni della tassazione effettiva inferiore a più della metà di quella che si sarebbe applicata in Italia e del conseguimento di proventi derivanti per più del cinquanta per cento da passive income, salva la possibilità di provare che l’insediamento estero non rappresenta una costruzione artificiosa volta a conseguire vantaggio tributario di cui non potrebbe aversi diritto. Oltre a rappresentare una guida per gli operatori del settore, il testo è anche un importante aiuto per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Samantha La Mela
recensito Venerdì 18 Novembre 2011
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